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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Lun 22 Marzo

Meditazione Lun 22 Marzo

Meditazione Lun 22 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Nessuno ti ha condannata? Nessuno, Signore!

 

Giovanni 8, 1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più.

 

 

 

La colletta ci introduce al tema di oggi facendo chiedere a Dio di rinnovarci, essere creature nuove: «O Padre, che con il dono del tuo amore ci riempi di ogni benedizione, trasformaci in creature nuove, per esser preparati alla Pasqua gloriosa del tuo regno».

Il cammino di quaresima è un cammino di conversione come individui e comunità, ma ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di un sostegno, un rinnovato desiderio.

Il salmo ci invita a confidare in Dio Pastore che ci accompagna senza tregua, il movimento primo è quello del Padre nei nostri confronti, ma avviene per vie che solo il vangelo ci può svelare.

L’episodio dell’adultera appartiene ai così detti gesti simbolici nel vangelo di Giovanni: il perdono dell’adultera: 8,1-11; l’unzione di Betania: 12,1-11; la lavanda dei piedi: 13,1-19; il boccone dato al traditore: 13,21-30.

Sono testi dove il toccare, il cercare contatto ha senso forte, di riconciliazione con un Dio che si fa servo. Certamente di questi gesti, il più complesso è quello del testo di oggi: Sembra, infatti, un Gesù che si pone lontano rispetto all’adultera, non c’è contatto, come parlare di vicinanza?

Avrebbe potuto porre il suo corpo per proteggerla, oppure dire che effettivamente se l’è cercata: perché non prende posizione? Perché non dice quello che pensa? Perché non la tocca come ha fatto con altri per guarirla? L’unica affermazione che fa è quella che Lui non condanna, sembra troppo poco per uno che si dice Figlio di Dio.

Questa donna è presa, colta con un uomo finché il loro toccarsi è un tradire. Secondo la legge tale donna doveva essere uccisa (cf. Es 20,14; Dt 5,18; 22,22; Lv 18,20; 20,10).

La donna è posta nel mezzo. La legge pone al centro il peccato: ora è lasciata sola, il prossimo contatto sarà o per ucciderla o per liberarla. Il suo essere al centro simboleggia la dinamica di chi segue la legge: al centro sta il peccato e non la vita, la legge è per giudicare se sei dentro o sei fuori.

Ora ogni contatto è proibito, l’adultera non è portata lì per essere guarita, non si chiede il contatto di Gesù per guarire. Nei racconti di guarigione, il tatto si fa gesto sacramentale, segno di misericordia, di benevolenza, di tenerezza: testimonianza di ciò che i Padri della Chiesa d’Oriente chiamano «divina filantropia»: qui manca tutto questo!

Il gesto che fa Gesù è ambiguo, fiumi di inchiostro sono stati usati per ipotizzare che cosa avesse scritto Gesù. L’ipotesi, già di Ambrogio, Agostino e Girolamo, è suggestiva e rispettosa del testo: lo ritengono un gesto profetico, senza entrare in merito a ciò che è scritto. Un gesto profetico è un gesto guidato dallo Spirito, ispirato dall’amore di Dio.

Gesù si abbassa e scrive con il dito sulla pietra del tempio. Come possiamo interpretare? Ma che senso ha un Dio che si abbassa? Dovrebbe gridare, ribellarsi, invece si abbassa: in certe ore nella vita d’una creatura la paura e la vergogna sono talmente forti, che la più grande carità è non guardarla, Gesù ha lo sguardo sottratto. Per molti padri della chiesa, e non ultimo per Sant’Ignazio, durante la passione di Gesù, Dio sembra nascondersi (cf. ES 196).

Il gesto, oltre all’abbassarsi, evidenzia un contatto, lo scrivere sulla pietra simboleggia la comunicazione di Dio all’uomo e alla donna: rappresenta la legge che fu scritta dal dito di Dio su tavole di pietra (cf. Dt 9,10). Dobbiamo tenere presente “il dito” di colui che scrive. Gesù Cristo è la nuova legge, è un dito che genera dalla pietra e dalla polvere. Il suo è un toccare che genera e che non possiede.

Tutto questo ci obbliga a una domanda: Che stai facendo per noi? Solo se riusciamo a farci questa domanda di fronte a questo non poter percepire al suo contatto, potremmo sentire come il suo dito sta rinnovando la nostra pietra, farà di noi un tempio nuovo, lo Spirito scende nel nostro cuore, che finalmente sarà un cuore nuovo, capace di vivere in pienezza il dono di Dio (cf. Ger 31,31-34; Ez 36,26-27).

L’azione di Gesù avviene in tre atti: il primo lo abbiamo visto, si abbassa e scrive. Il secondo è quando si alza, si drizza, il che significa che sposta il centro, ora i centri sono due: lui e la donna, segno di una verità ampia, la forma ellittica segna un dinamismo, che sarà molto utilizzato nella liturgia, un dinamismo che spinge ogni cristiano muoversi dal proprio centro al centro della vita che è Cristo: la chiesa deve riconoscersi sempre peccatrice, ma senza porre il peccato al centro, bensì ponendo il perdono, non il giudizio ma la salvezza.

Gesù col suo intervento chiede di prendere coscienza e schierarsi, o dalla parte del dono e perdono, del peccatore riconciliato, oppure fuori dalla dinamica ecclesiale, della non condivisione, uscire dall’elisse che salva.

Il terzo atto è al versetto nove: «se ne andarono, uno per uno, cominciando dai più vecchi». Testo che trova eco nella prima lettura di oggi, e nella colletta, testi ci hanno fatto chiedere di essere rinnovati!

“I più vecchi” non è un fatto di età, ma simboleggia coloro che non sono in grado di pensarsi nuovamente, di rigenerarsi, capite che non è solo un fatto anagrafico.

Chiede Gesù: «donna, dove sono?» Gesù la chiama “donna”, come Maria (cf. 2,4; 19,26), la samaritana (4,21) e la Maddalena (20,15). È il suo vero nome, quello della sposa, che ora incontra lo Sposo. È stata, come tutti noi, adultera: non aveva conosciuto né amato lo Sposo (cf. Ez 16), colui che ha comandato, anzi supplicato, di amarlo con tutto il cuore (cf. Dt 6,4ss). Ma anche chiede dove sono, come Dio che cerca Adamo, la chiesa è il tutti accoglie, sempre in ricerca perché tutti siamo chiamati ad essere uno in Cristo.

Invitati a meditare questa scena, possiamo chiedere come grazia quanto chiede l’inno Veni creator Spiritus invocando lo Spirito con una:

Dito della mano di Dio,

promesso dal Salvatore,

irradia i tuoi sette doni,

suscita in noi la parola.