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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Lun 28 Dicembre

Meditazione Lun 28 Dicembre

Meditazione Lun 28 Dicembre 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Sono stati redenti, primizia a Dio: essi seguono l’Agnello dovunque vada

 

 

Matteo 2, 13-18
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».

 

 

 

 

 

Proseguendo il nostro cammino nella Liturgia natalizia, oggi celebriamo il ricordo di quei piccoli innocenti che hanno versato il sangue per Cristo a Bethlem di Giuda.

La Chiesa onora questi bambini, uccisi dalla furia violenta e gelosa del re Erode, il quale comandò una tale strage affinché tra essi perisse il Bambino Gesù, che i Magi erano venuti ad adorare.

Questo episodio dell’infanzia è narrato dall’Evangelista Matteo, il quale si rivolgeva ai cristiani provenienti dall’ebraismo ed aveva lo scopo di dimostrare come Gesù fosse il Messia che era entrato pienamente nella storia, condividendo le sofferenze, le ingiustizie e le angherie subite dal suo popolo.

La figura di questi martiri innocenti, che hanno reso testimonianza ed hanno professato la loro fede in Cristo, non con la bocca, ma con il proprio sangue, attestano che il martirio è un dono di Dio.

La narrazione evangelica di oggi ci pone dinanzi ad un vero paradosso ed emblema della vita umana: Cristo era venuto al mondo per morire per loro, invece sono loro a morire per Cristo.

La Liturgia ci indica come essi non parlano ancora e già confessano Cristo. Il Figlio di Dio era venuto come Principe della pace, con riconciliatore del mondo, a portare il perdono dei peccati. Aveva assunto la natura umana per renderci partecipi della natura divina, e loro hanno partecipato di essa prima ancora che Cristo morisse per loro. Le vittime immolate dalla ferocia di Erode, sono state rese partecipi del corteo messianico.

La narrazione dell’episodio evangelico è diviso in due parti che ci presentano due figure vicine al Bambino, in modo abbastanza simili:

Giuseppe, che già conosciamo come uomo silenzioso, custode fedele e attento ad ascoltare e mettere in pratica il piano divino.

L’altra figura è il gruppo dei giovani innocenti che narra un fatto di cronaca omicida di duemila anni fa.

I Magi annunziano ad Erode che erano venuti ad adorare il Re bambino, ma l’ansia del potere scatena nel re la furia vendicatrice.

L’evangelista Giovanni, nella I lettura di oggi ci ha annunciato: “Dio è luce […], ma se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri”.

La Scrittura ci dice ancora: “Io non ti dimenticherò. Ti ho inciso sul palmo della mano”. Siamo incisi nel palmo della mano di Dio e lo è anche un bambino non nato.

Interroghiamoci: il primo e più grande distruttore della pace è l’aborto. Ma dopo di esso è il potere e il timore di espormi.

Io da che parte scelgo di stare? Dei tanti Erodi che manipolano la società o degli innocenti martiri che suscitano in noi il ricordo e la nostalgia del cielo, che è il principio e il fine di ogni cristiano?

L’antifona alla Comunione, oggi, ci ricorda: “Sono stati redenti tra gli uomini, primizia a Dio e all’Agnello; essi seguono l’Agnello dovunque vada” (Ap 14,4).