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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Lun 28 Giugno

Meditazione Lun 28 Giugno

Meditazione Lun 28 Giugno 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Seguimi

 

Matteo 8, 18-22

In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

 

Le due scene del vangelo fanno vedere la differenza tra lo scriba e il discepolo. Il primo si mette liberamente a scuola del maestro che lui stesso sceglie per imparare la Parola da seguire, e diventare a sua volta maestro; il secondo è chiamato direttamente da Gesù a seguire lui.

Gesù non è il maestro, ma la Parola stessa, il Signore, che viene “prima” di tutto. Ciò che per lo scriba è Dio e la sua legge, per il discepolo è Gesù e il suo cammino: l’unico tesoro, l’unico affetto della vita.

Matteo è uno scriba diventato discepolo: ha trovato la novità assoluta, il tesoro, la perla preziosa, e con gioia vende tutto per entrarne in possesso.

Il tema del brano è seguire Gesù. I tre miracoli precedenti ci mostrano ciò che in noi opera la sua parola. Tutto questo si realizza nel seguire lui: la fede nella sua Parola ci libera dalla lebbra e ci rende capaci di fare il suo stesso cammino di servizio ai fratelli.

Solo chi lo segue giunge “all’altra riva”, porta a compimento la traversata che tutti dobbiamo fare. Diversamente naufraga.

A questo punto il lettore è chiamato a sbilanciarsi doppiamente. Da scriba è chiamato a diventare discepolo, investendo tutto in colui che è non solo il maestro, ma il Signore. E, diventato discepolo, è chiamato a superare ogni velleitarismo, amando lui, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente.

La tana e il nido qui evocati sono il luogo da cui ciascuno viene. Sono immagini della madre – casa, vita, cibo, sicurezza, ricchezza e appagamento. Eppure chi non lascia la madre, “non è degno di me”: non è ancora nato.

Ora, Gesù non ha tesori sulla terra: dove è il suo tesoro, lì è anche il suo cuore. Fuori da ogni tana e nido, è povero e libero. La povertà, facendoci riporre ogni fiducia nel Padre, ci genera suoi figli. Solo se la povertà è nostra madre, Dio è nostro Padre: la vita non dipende dalle cose, ma da lui.

La libertà dalle cose e dal piacere che procurano è il primo dono che Gesù fa al suo discepolo: lo fa uscire dalla madre, lo fa venire alla luce come figlio del Padre, come uomo libero.

Seguire lui non è pretesa e volontà mia, ma chiamata e dono suo per me. E la chiamata e il dono di Dio sono irrevocabili, radicati nel suo amore forte e fedele in eterno.

Questa è la vita, il dono che lui fa al suo discepolo.