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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Lun 31 Maggio

Meditazione Lun 31 Maggio

Meditazione Lun 31 Maggio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Dio mi ha guardato

 

Luca 1, 39-56

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

 

 

Terminiamo il mese di maggio con un invito alla gioia, che emerge dalle due letture che sono state proclamate.

Il motivo è la visita di Dio: annunciata da Sofonia e realizzata in Maria.

La prima lettura (Sof 3, 14-18) è un inno di esultanza che sgorga dalla prospettiva di salvezza che il Signore opererà per il “resto di Israele”. Dio si converte a noi perché noi possiamo convertirci a Lui.

La novità di salvezza, che Dio sta creando in mezzo a ciò che rimane del suo popolo, è il perdono dei peccati, la liberazione dal male, la revoca della condanna e la riconciliazione con Lui vissuta nella comunione.

Nel momento in cui la crisi e il fallimento sembrano avere il sopravvento Dio si rivela in mezzo a quanti sono stati fedeli nella prova.

In un mondo in preda alla dissoluzione, alla disperazione, al nichilismo Dio ci visita con un annuncio di fiducia e di speranza.

Il “resto di Israele”, questa fragile e apparentemente insignificante e impotente realtà di fronte ai grandi della terra, sarà però il segno in mezzo agli uomini dell’amore benevolo e creatore di novità di Dio.

Nel vangelo la gioia è data dall’incontro di due donne gravide che simboleggiano, Elisabetta le attese dell’antico Israele e Maria la novità assoluta che darà inizio al nuovo Israele.

E l’incontro tra queste due donne è un’esplosione di allegria e di festosità, un evento dello Spirito che anticipa la Pentecoste attraverso la danza di due donne che portano in seno l’attesa e l’Atteso del loro popolo.

Sia Maria che Elisabetta raccontano, cantano e danzano l’opera che Dio ha fatto nella travagliata storia di coloro che si era scelto come sua eredità.

Il canto del Magnificat è una splendida conferma di tutte le attese di Israele: ciò che si aspetta non sono favole degli antichi ma la realtà che Dio sta compiendo ora per noi.

Maria e Elisabetta sono due donne che vedono nelle pieghe della storia l’immensa volontà di Dio e suo grande desiderio di salvezza. La loro piccola ed eccezionale vicenda viene riletta alla luce dell’immenso e benevolo progetto di bene che Dio ha sull’umanità.

Il Magnificat è il canto dell’intervento di Dio, che sconvolge tutte le attese umane e capovolge i nostri metri di giudizio.

Dobbiamo imparare anche noi a leggere i nostri eventi personali, le piccole o grandi vicissitudini della vita alla luce del grande progetto che Dio ha sull’umanità e che compie attraverso di noi, se lo lasciamo operare docilmente.

Il saluto poi che Maria rivolge ad Elisabetta è lo shalòm di pace, che diventa il segno della visita di Dio. Dopo la Pasqua questo saluto sarà offerto dal Crocifissso-Risorto alla sua Chiesa come un dono di pace che è passato attraverso l’evento della croce.

È il modo in cui Dio ha visitato il suo popolo e ha capovolto i suoi criteri di discernimento.

È infatti la croce il luogo in cui sono perdonati i peccati, siamo liberati dal male, dove è revocata la condanna e donata la riconciliazione e la comunione.

Questa festa ci apre allora alla speranza e ci invita alla gioia: se resisteremo nella prova potremo essere segno in mezzo agli uomini dell’amore benevolo e creatore di novità di Dio.

Nella preghiera chiedo ciò che voglio e desidero: gioire della presenza di Dio nella mia vita.