Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze)

Abbiamo trovato il Messia

 

 

Giovanni 1, 35-42
In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

 

 

 

 

“Venite e vedrete”, risponde Gesù ai due discepoli del Battista che hanno accolto la testimonianza del Precursore. Seguendo Gesù, trovano ciò che cercano e dimorano presso di Lui, che da sempre è presso il Padre. Nel brano evangelico di oggi, assumono un grande valore i vocaboli: dire, vedere, fissare, seguire, venire a Gesù, incontrare, dimorare, cercare.

Questi vocaboli sono espressione di un dinamismo interiore che coinvolge ogni uomo in cammino per giungere alla patria del suo desiderio più profondo. Alla base c’è il Battista, che è il raccordo tra gli antichi e i nuovi testimoni, tra coloro che hanno intuito e predetto e coloro che hanno visto, ascoltato e toccato.

In questo brano assistiamo al diffondersi della testimonianza che avviene come un contagio, come un fuoco che si propaga dall’uno all’altro, accendendo tutti della stessa luce.

Il precursore indica l’Agnello di Dio e non aggiunge altro. Come vero Precursore non trattiene con sé i discepoli, ma li spinge verso Gesù.

Gesù chiede loro: “chi cercate”? ed essi in risposta chiedono: “dove abiti”?. Questa è la vera ricerca che compie ogni discepolo di Gesù, il sapere dove dimora, trovare questo luogo, andare e rimanerci.

Gesù invita: “Venite e vedrete”. Essi andarono e videro e si fermarono presso di Lui.

“Vedrete …. videro”, ambedue, Gesù e i discepoli, usarono la stessa parola.

L’Evangelista non si sofferma a raccontare come è stata e come si è svolta la loro permanenza presso il Maestro. Giovanni descrive ed enuncia solo i contorni. L’essenziale è dimorare con Gesù. È trovare dove Lui abita, andare e stare con Lui. Questo è l’atteggiamento del vero discepolo. In un certo senso, all’Evangelista, nel suo ricordo, importa poco ciò che Gesù disse e fece; lui vuole sottolineare l’importanza di “stare con Lui”.

Più avanti, nell’ultimo colloquio terreno con i discepoli, la preghiera sacerdotale, Gesù non dirà più di rimanere con Lui, ma rimanere in Lui e Lui in loro: “Tu in me e io in loro”. E’ la nuova “abitazione” di Gesù. Per abitare con Gesù bisogna seguirlo, questo è già abitare con Lui.

Abitare con Lui nella povertà e nell’umiltà, nella giustizia e nella misericordia.

Certamente tutto questo implica la preghiera, ma in ogni nostra attività dobbiamo chiedere a Gesù: “Dove abiti”? per andare con Lui. Non importa se attraverseremo momenti di vita nella gioia o nella pena, nel lavoro o nella inattività: l’essenziale è stare con Lui.

Chiediamo questa grazia all’inizio del nuovo anno: saper trovare dove Gesù abita in ogni momento della giornata per abitare con Lui.

Nelle difficoltà, nei turbamenti della vita, interroghiamo Gesù: “Signore, dove abiti”?.