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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Lun 7 Giugno

Meditazione Lun 7 Giugno

Meditazione Lun 7 Giugno 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Vivere di ciò che si è capaci di donare

 

Matteo 5, 1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

 

 

L’inizio del discorso della montagna, che si estende per tre capitoli, costituisce il manifesto del regno: dice chi sono i suoi cittadini, qual è la loro condizione. I criteri con i quali Dio giudica e agisce sono esattamente l’opposto dei nostri.

Regno di Dio e regno dell’uomo si oppongono come due modi contrari di valutare e di vivere. Sono due modi opposti di essere: quello di Gesù, Figlio del Padre e fratello di tutti, e quello di chi, senza Padre e senza fratelli, si è fatto da sé contro tutti.

Il discorso sul monte è una catechesi battesimale, un breviario di vita cristiana: la regola di vita del Figlio. Ma non è una nuova legge, più impossibile dell’antica. È il cuore nuovo, promesso dai profeti. Infatti quanto Gesù qui afferma è quanto lui vive, e con la sua carne comunica ad ogni carne. Le sue parole non sono legge, ma vangelo; non sono esigenze nobili e difficili, ma il dono sublime e bello che ci offre, facendosi nostro fratello. Senza il dono del suo Spirito, le beatitudini sono un’ideologia sublime, tanto più disperante quanto più sublime.

Le parole di Gesù sono la medicina ai nostri mali, la verità che guarisce il cuore dalla menzogna che sta alla loro origine.

Il discorso sul monte è un “indicativo” che si fa “imperativo”. Il Figlio ci dà di essere ciò che siamo: figli; dobbiamo quindi diventare fratelli. L’uomo non ha altro dovere che diventare ciò che è. È importante innanzitutto cogliere “la bellezza” di questo discorso, che ci ridona nel Figlio il vero volto nostro e del Padre.

Queste parole non sono rivolte solo ai discepoli, o addirittura a quelli più volonterosi. Sono per ogni uomo che cerca la propria verità; gli restituiscono la sua realtà, al di là di ogni apparenza. Sono quindi la salvezza di “questo” mondo, il pieno sviluppo delle sue potenzialità.

Gesù, crocifisso e risorto, è la realizzazione delle beatitudini. In quanto crocifisso ne compie la prima parte – è povero, afflitto, mite, affamato, assetato di giustizia, puro di cuore, pacificatore, perseguitato -; in quanto risorto ne compie la seconda – il regno è suo, è consolato, eredita la terra, è saziato, trova misericordia, vede Dio, è Figlio di Dio. Le beatitudini sono la carta d’identità del Figlio e diventano il nostro volto di figli.

– Nella preghiera chiedo di capire il mistero del Signore che pensa il contrario di me, perché possa sempre più amarlo e seguirlo.