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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Lun 8 Marzo

Meditazione Lun 8 Marzo

Meditazione Lun 8 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Pellegrini dietro il buon Pastore

 

Luca 4, 24-30

In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 

 

 

 

Il Vangelo di oggi si svolge nella sinagoga di Nazareth, Gesù nei versetti precedenti, commenta il profeta Isaia e soprattutto le parole: «oggi si è compiuta questa Scrittura ascoltata da voi». Il discorso di Gesù ha colpito i cuori degli uditori e perciò «tutti gli rendevano testimonianza».

Gesù avrebbe potuto fermarsi qua, è la tentazione di molti di noi: fermarsi nella così detta “zona di confort”. Quante volte la Parola di Dio è usata per piacere, per riflettere rimanendo pensiero e pensiero astratto, mai pratico e realista, viene usata per conversare ma non per convertire, per confermare e non per correggere, per attirare consenso e non per creare comunità?

La Parola di Dio dovrebbe attrarre e inquietare, invece spesso diventa belle parole assopendo e diventando opinione.

Ma perché Gesù esce dalla “zona di confort”?

Probabilmente perché coglie che gli uditori si stanno assopendo, tranquillizzando, si sentono confermati. Questo gli ricorda chi era il profeta Isaia, infatti, nel libro del Profeta Isaia, dopo alcuni capitoli di entusiasmo per essere tornati dall’esodo alla terra promessa, si rende conto che tra il ritorno degli esiliati (537 a.C.) e la ricostruzione del tempio (515 a.C.) gli israeliti si sono accomodati, non solo, ma hanno cominciato a formare una società basata sulle distinzioni, e quindi distinguendo persone salve dalle escluse, ricchi dai poveri ecc.

Capiamo così che quella affascinante omelia che fece Gesù conquistò il cuore di quelli che pensavano di essere salvi non perché Dio è misericordioso, ma perché in cuor loro pensavano: “io sono salvo e qualcun altro è escluso, perché io me lo merito!”, un merito che non tocca solo la salvezza ma anche il benessere sociale. Il profeta Isaia continua a sottolineare che i poveri e gli oppressi hanno il favore di Dio, ma la grande novità è che il profeta riprende il tema del pellegrinaggio delle nazioni alla città santa, e le nazioni riceveranno testimonianza dagli abitanti che sono chiamati “sacerdoti”. Il popolo di Israele è così chiamato a essere un popolo di assetati della parola di Dio e di testimoni viventi, una comunità che accoglie senza giudizio e che testimonia senza attendere compenso.

Gesù è ben cosciente che il “Lieto annuncio” non ha esclusi, non ha scarti, è ben cosciente che le persone che lo stanno ad ascoltare, invece, credono di essere degli eletti per bravura e a discapito di altri.

Gesù legge nei cuori degli uditori che vedono in Gesù un altro che passa, un altro che conferma il loro status. Gesù come tanti altri avrebbe potuto fare un sorriso ed andarsene, sarebbe stato un ennesimo bravo commentatore, un altro bravo rabbi, un altro applaudito, ma Gesù non teme il conflitto, a Gesù interessa la vocazione del popolo sacerdotale, di testimoni dell’amore di Dio, di peccatori che sentono il bisogno e la presenza della misericordia divina.

Gesù mostra il dono dello Spirito che riceve ricordando che la Storia della Salvezza passa attraverso l’escluso, l’orfano, la vedova, lo straniero ecc. Quello che Gesù svela alla gente che sta ascoltando è che l’identità dei figli è essere pellegrini dietro al buon pastore, di essere ricercatori che seguono un desiderio, invece, quelli che ascoltano sono talmente saturi di se stessi, che alla fine Gesù passa in mezzo a loro e nemmeno se ne accorgono.

Immaginandomi nella scena posso chiedermi: e io quando vado a messa che cerco? Come mi sta muovendo la parola di Dio? Le mie amicizie e conoscenze mi stanno aiutando ad essere un buon testimone di Cristo oppure mi confermano e mi congelano?

Credo possa aiutare qui il Beato Carlo Acutis che diceva «tutti nascono originali, ma molti muoiono fotocopie, non lasciate che vi succeda questo», siamo disposti ad ascoltare come lo Spirito ci sta originando?