Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze)

Siamo servi amati, senza utile

 

 

Luca 17, 7-10
In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

 

 

 

Con le parabole della misericordia, quella del servo disonesto e poi del ricco e di Lazzaro, Gesù vuole ammonire gli scribi e i farisei che mormoravano contro di lui e spingerli a rivedere la loro posizione, in particolare distaccandosi dal desiderio di accumulare ricchezza a danno degli altri (cfr Lc 15-16).

Terminato questo discorso, Gesù si rivolge ai suoi discepoli, affinché non facciano l’errore di ritenersi migliori di quelli che si oppongono a lui, finendo, così, per essere come loro. Chi vuol seguire il Signore ed agire come lui dovrà evitare di dare scandalo ai piccoli, opprimendoli con le norme di una falsa religiosità, dovrà essere pronto a perdonare al suo prossimo e conservare la fede, poca o molta che sia (cfr Lc 17,1-6).

Questo comportamento presuppone un atteggiamento di fondo, quello che oggi Gesù espone nel Vangelo: il discepolo non agisce per avere una ricompensa, per accedi tarsi come giusto agli occhi di Dio, diventando inevitabilmente ipocrita, ma fa tutto perché è giusto in sé, perché si mantiene unito al Signore di cui semplicemente compie la volontà e non va in cerca di altro.

Negli Esercizi spirituali sant’Ignazio fa chiedere sempre una grazia all’inizio della preghiera e usa questa espressione: “domandare a Dio nostro Signore quello che voglio e desidero” (cfr EESS 48). Il discepolo si esercita nel conformare la sua volontà a quella di Dio, per cui “quello che voglio” nasce dalla comunione con il Signore ed è, quindi, ciò che anche lui vuole per noi. E la domanda di grazia coinvolge tutta la persona, non solo la volontà frutto di ragionamento su quanto è giusto o utile, ma anche il desiderio, il sentire più profondo.

Ecco, allora, perché il discepolo deve considerarsi un servo “inutile”: tutto ciò che compie secondo la volontà di Dio lo fa perché lo vuole e lo desidera in quanto è giusto e bello agire e vivere così, Per lui non c’è altra ricompensa, altro utile che la soddisfazione di aver fatto quanto doveva fare.

Da parte di Gesù non c’è alcuna intenzione di sminuire o disprezzare chi si mette al suo servizio, anzi. Se stesse dicendo che i suoi discepoli non valgono niente, sarebbe un uomo assurdo e poco credibile nel momento in cui dona la sua vita morendo in croce per i suoi! E poi aveva già detto, esortando i suoi a mantenersi vigilanti e pronti ad accoglierlo quando tonerà nella gloria, che Dio stesso (“il padrone”) si sarebbe messo a servirli a tavola: Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. (Lc 12, 37).

Perciò attenzione alla falsa umiltà: il Signore ci ha scelti non per i nostri meriti, ma perché ci ama e siamo preziosi ai suoi occhi, ma sapremo compiere quanto lui vuole da noi quanto più ci manterremo nell’umiltà e faremo tutto senza cercare altra soddisfazione di una coscienza in pace con se stessa, grata a Dio e piena di gioia e di lode.

Infine, non dimentichiamo che i nostri doveri non sono solo religiosi, ma anche civili, come ci ricorda la prima lettura di oggi. Si tratta di dare buona testimonianza innanzitutto negli aspetti più basilari della nostra vita, quelli che riguardano tutti e ci rendono uguali dal punto di vista sociale, evitando di esporsi a giuste critiche. Il Vangelo è un di più di amore e dedizione rispetto a quanto siamo chiamati a fare per rendere la società bella, vivibile per tutti e bene ordinata. Pochi giorni fa il Signore ci ricordava: chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto (cfr Lc 16,10). Se il cristiano non rispetta innanzitutto le leggi civili e le regole della buona convivenza, come può pensare di compiere la legge più grande, quella del Vangelo, fondata sull’amore di Dio e del prossimo?