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Meditazione Mar 15 Giugno

Meditazione Mar 15 Giugno

Meditazione Mar 15 Giugno 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Amare i nemici… ma come?

 

Matteo 5, 43-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

 

Siamo innanzi ad un altro celebre detto di Gesù che finisce con il provocare sempre reazioni di irrigidimento e chiusura. E questo accade quando, generalmente, ce lo imponiamo a partire dalle umane capacità.

Si racconta di un amore asimmetrico, non reciproco. Come tale, è un amore imperfetto. La pienezza dell’amore è quella in cui lo si offre e si viene ricambiati.

Questo amore asimmetrico è cosciente del danno arrecato. Non è un amore stupido, banale, superficiale.

Il riferimento al Padre, in chiusura del detto, ci propone una chiave di interpretazione interessante, mostrando un’altra relazione asimmetrica, quella che è propria di ogni uomo nei confronti del Padre. Non della sua perfezione morale, ma della sua stessa identità di Padre, della sua paternità.

La paternità del Padre coincide con quella che Cristo stesso e noi sperimentiamo. È accoglienza e, al contempo, fermezza. Caratteristiche, entrambe, coniugate in modo differente come differente è la condizione di partenza di ognuno. Non è un “liberi tutti!”, un anarchico crollo delle regole dei rapporti civili: se fosse così, non avrebbe orizzonte alcuno l’organizzazione delle relazioni umane sulla terra. Sarebbe il caos!

Massimo amore nei confronti del nemico è metterlo a parte del tesoro più prezioso che la creatura ha: il suo rapporto con il Creatore. Amare i nemici è aiutarli e sostenerli nel loro cammino di costruzione di questo rapporto. Mescolare accoglienza e fermezza, ad immagine della paternità di Dio. Lui, indistintamente, fa sorgere il sole e lascia cadere l’acqua sui buoni e sui cattivi. E noi non siamo chiamati a sostituirci a lui, ma a fare in modo che questa esperienza sia alla portata di ciascuno, a garantire che tanto l’acqua come il sole arrivino lì dove devono arrivare e, cioè, nel cuore di ogni uomo, a cercare il massimo bene per il massimo numero di individui che siano parte in causa nelle contese.

Non si allude, quindi, ad uno stato anonimo di imparzialità tale da consentire che, indipendentemente da ogni parametro storico, si finisca con “l’affidare le perle ai porci”, come altrove nel vangelo si dice. Piuttosto si invita a riflettere sui condizionamenti della storia che impongono soluzioni diverse a problemi diversi, cammini di riparazione differenti tanto quanto differente è la condizione di partenza di ciascuno.

Ben lontani da un’unica “brodaglia omogenea” siamo chiamati a leggere la storia secondo le sue coordinate più ampie e generali, assicurando che sia offerto di più a chi necessità di più. E non solo in senso quantitativo: questa espressione va intesa in senso qualitativo.

Ogni cammino di riconciliazione, ogni processo di reintegrazione sarà perciò distinto dagli altri e necessiterà di soluzioni, atteggiamenti, modi di procedere differenti in relazione alle differenze che esistono tra i contendenti.

 

Spunti di riflessione:

  • So considerare, nelle controversie della vita, con onestà e trasparenza i contesti tanto miei come altrui a partire dai quali si inizia un cammino di riconciliazione?
  • Mi faccio partecipe della situazione di partenza dell’altro, del suo punto di vista sulla realtà, delle difficoltà che, a volte, invincibilmente ne opprimono il cammino fino a renderlo impossibile?