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Meditazione Mar 16 Febbraio

Meditazione Mar 16 Febbraio

Meditazione Mar 16 Febbraio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Guardatevi dal lievito della ipocrisia

 

 

Marco 8, 14-21

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

 

 

 

 

 

Il brano è tutto un rimprovero rivolto ai discepoli, un incalzare accorato di sette domande, culminanti nel duplice ricordo del pane e racchiuse tra la messa in guardia contro il “lievito” e la constatazione amara: “Non capite ancora?”.

Si nomina sei volte il pane e due i suoi frammenti. I discepoli discutono perché non ce n’è; l’evangelista dice che ce n’è uno solo; Gesù a sua volta parla del lievito dei farisei e di Erode che costantemente lo insidia.

È la terza lezione in barca che Gesù dà ai suoi. Nella prima hanno paura di andare a fondo, e sono chiamati ad aver fede in lui che dorme (battesimo). Nella seconda lo pensano un fantasma mentre cammina vincitore sull’acqua, e sono chiamati a riconoscerlo nel pane appena ricevuto come “Io Sono”. In questa terza vediamo che l’unico pane si scontra con la sordità, la cecità e l’incomprensione nostra.

Tutti abbiamo il cuore duro.  Viviamo infatti non del suo pane, ma del lievito dei farisei e di Erode.  Questo tremendo lievito lo ucciderà!  Ma proprio così sarà confezionato il pane.

Nelle altre due scene le burrasche venivano dal mare o dal vento; qui è lui che scatena la tempesta. Non per scoraggiare i suoi, ma per convincerli della loro cecità, in modo che, come il cieco di Gerico, sappiano cosa chiedere a lui che chiede loro: “Cosa vuoi che io ti faccia?”.  Infatti chi non sa, non vuole; chi non vuole, non chiede; e chi non chiede, non ottiene.

Sapere di essere ciechi è necessario per volere e chiedere la guarigione. “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato”, dice Gesù ai farisei, perché lui guarisce i ciechi; “ma siccome dite: noi vediamo, il vostro peccato rimane” (Gv 9,41).

La funzione di questo brano corrisponde alla prima fase del miracolo che segue; vuol farci vedere che non vediamo.  Siamo come il cieco che scambia uomini per alberi.

Nella preghiera, chiedo di vedere la mia cecità e sordità, la mia durezza di testa e di cuore. È una cecità e sordità specifica: riguarda solo l’unico pane.