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Meditazione Mar 16 Marzo

Meditazione Mar 16 Marzo

Meditazione Mar 16 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Speranza e voce

 

Giovanni 5, 1-16

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

 

 

 

Il salmo di oggi è un salmo di conforto, tant’è che nell’antifona riecheggia la consolazione data da Dio che è rifugio e fortezza: Dio da stabilità al nostro cammino, lui «il Signore degli eserciti» è con noi!

La presenza di Dio riporta speranza nella nostra vita, come ci vuole insegnare il Vangelo di oggi: un uomo paralizzato giace da anni presso una piscina, una persona ferma e dipendente che è in equilibrio con tutto ciò che lo circonda, in equilibrio perché la sua presenza è tollerata tanto da non essere più percepita.

Il brano si svolge durante la festa, forse di Pentecoste e comunque di sabato. Gesù non entra nel tempio ma si ferma alla porta delle pecore, dove passano le pecore per i sacrifici, qui si trovano anche molti infermi, è quindi un primo livello del tempio dove tutti possono entrare: Gesù decide di fermarsi qua! Gesù decide di stare nella zona degli impuri perché Lui è l’acqua che purifica.

Gesù si ferma alla periferia del tempio, nel luogo più impuro del tempio, dove sono fermi da tempo: ciechi, zoppi e ammalati di ogni tipo; sono fermi in attesa che un segno avvenga, che possano vivere e non rimanere fermi, Gesù si ferma con loro.

Possiamo immaginare la scena di disperazione, di assenza di speranza, sentire il beato delle pecore che passano verso il mattatoio, sentire il chiacchiericcio e il pianto dei malati ecc. In mezzo a tutto questo, il Signore Gesù vede un uomo, è quando non viene specificato il nome significa un uomo o donna come molti di noi, in quest’uomo ci possiamo identificare tutti: un uomo che aspetta da trentotto anni. È interessante che quest’uomo è descritto solo con la sua malattia e nient’altro: nome, relazione, aspetti fisici ecc. Speso succede così: ci indentifichiamo e siamo identificati per i nostri mali, i nostri mali diventano la nostra identità unica. Spesso i miracoli nei Vangeli avvengono per richiesta della persona in difficoltà, qui è Gesù che deve proporsi: «Vuoi guarire?».

Come leggiamo nel Salmo di oggi, è Dio a proporsi: «Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare. Dio la soccorre allo spuntare dell’alba». Serve proprio un intervento divino perché spesso la nostra vita è relegata alla porta delle pecore, in silenzio, identificata solo con i nostri problemi, consegnata a un sistema che ci fa sparire tra tanti altri. A volte il nostro gioco è quello di questa società: di sparire, una sindrome che ci spinge a una specie di mimetismo; fino a che arriviamo a quell’equilibrio disperato per cui: non ci sono più né uomini né donne che ci possano aiutare! «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita».

Gesù gli dice di alzarsi, meglio sarebbe tradurre: svegliati! Il tema è quello della risurrezione, del rinascere a vita nuova, torna l’acclamazione al Vangelo di oggi: «crea in me, o Dio, un cuore puro; rendimi la gioia della tua salvezza».

La rinascita avviene nel cuore, non ci stravolge la vita, il cuore rimane il nostro ma i mezzi cambiano: e la barella che ci supportava ora diventa un oggetto superfluo!

Potrebbe, paragonata alla nostra vita, sembrare un eccesso quello che avviene subito dopo per la questione del sabato, ma non lo è! Alla società infastidisce tutto ciò che è reintegrato: ammalati, carcerati, rifugiati, prostitute, zoppi, ciechi, bambini, anziani ecc., perché la società vuole distinguere, dividere, classificare, come ricorda Papa Francesco nella Evangelii gaudium al numero 75: «Non possiamo ignorare che nelle città facilmente si incrementano il traffico di droga e di persone, l’abuso e lo sfruttamento di minori, l’abbandono di anziani e malati, varie forme di corruzione e di criminalità. Al tempo stesso, quello che potrebbe essere un prezioso spazio di incontro e di solidarietà, spesso si trasforma nel luogo della fuga e della sfiducia reciproca. Le case e i quartieri si costruiscono più per isolare e proteggere che per collegare e integrare».

La questione del sabato, pur collocata al tempo di Gesù, ci tocca intimamente oggi. Il nostro modo di vivere viene neutralizzato, sparisce, e ne siamo compiacenti, quello che fa Gesù è di ridonarci speranza e voce. La testimonianza di molti martiri cristiani va proprio in questo senso, testimoniano la speranza in una città – società che soffoca ogni tipo di speranza, ed è quello che capita a Gesù nel Vangelo: cominciano a progettare la sua morte.

Oggi siamo chiamati a chiedere la Grazia di sentire presente Dio in noi, nel nostro corpo ferito, nella nostra anima paralizzata, nei nostri sentimenti bloccati, affinché ci ridoni la speranza.