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Sono venuto a cercare e a salvare chi era perduto

 

 

Luca 19, 1-10
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

 

 

 

 

Il profeta veggente dell’Apocalisse scrive sette lettere alle comunità cristiane di altrettante città, indirizzando loro un messaggio particolare da parte del Vivente, il Primo e l’Ultimo, cioè Gesù glorificato. Sette, come i giorni della creazione, un tempo pieno, compiuto, come a dire che in quelle lettere c’è tutto quanto è necessario alle chiese per essere davvero annunciatrici e testimoni del Signore risorto, ora contemplato dal veggente nel giorno definitivo, l’ottavo, quello della resurrezione e della vita eterna.

Colpiscono soprattutto le parole indirizzate alla comunità di Laodicea, rimproverata per il fatto di non essere né fredda, né calda. I cristiani non possono stare nel mezzo, Gesù è venuto a portare la divisione: o lo si segue con passione, mettendosi dalla parte sua e del Vangelo, o non lo si segue affatto (cfr Lc 12,51). Non è possibile un cristianesimo addomesticato, tiepido, ridotto a una sorta di religione civile che pensa e agisce secondo le convenienze di una società assuefatta a un modo di vivere non evangelico. Ce lo ricorda spesso papa Francesco quando ci richiama ad evitare un cristianesimo borghese, da salotto, e ci invita ad uscire verso le periferie esistenziali.

Chi segue il Signore è mosso da una santa inquietudine nel vedere che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita (cfr Evangelii Gaudium 49). Chi – comunità o singoli cristiani – ritenga di essere arrivato, guardi a se stesso come ricco e completo, bisognoso di nulla, agli occhi del Signore, in realtà, non sa di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo.

È molto interessante e opportuno che la liturgia di oggi affianchi a questa 1a lettura l’incontro fra Gesù e Zaccheo, perché quest’uomo è appunto ricco: è il capo dei pubblicani di Gerico, è certamente potente, onorato e temuto in città. Di sicuro non gli manca nulla, eppure è piccolo di statura e capiamo che questa connotazione fisica, in realtà, rimanda alla sua statura morale: è un uomo corrotto, da cui le persone pie si tenevano alla larga. Probabilmente è un freddo calcolatore e spietato esattore delle tasse, ma di certo non è un uomo tiepido: ha un segreto e grande desiderio di vedere Gesù.

E Gesù lo sa, è capace di vedere cosa c’è davvero nel cuore di ogni uomo e così fissa gli occhi su di lui, getta la luce della sua Verità sulla vita di Zaccheo, capisce che dentro quella curiosità di conoscerlo si nasconde l’infelicità di un uomo ancora capace di ascoltare la sua coscienza, quel sacrario in cui solo Dio può entrare e muoverci col suo Santo Spirito verso il vero Bene. Così va da lui, sfidando e rompendo le convenzioni religiose e sociali del suo tempo e compiendo la profezia dell’Apocalisse: Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.

Quando Zaccheo si alza e proclama di riparare al male fatto – anche in misura superiore al dovuto – la sua statura fisica non è cambiata, è in piedi ma resta un uomo basso. La sua statura morale, invece, è diventata enorme, degna di un figlio di Abramo e del Figlio di Dio, la cui presenza misericordiosa e accogliente può fare breccia anche nel cuore del peggior peccatore del mondo e suscitare in lui la conversione.