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Meditazione Mar 2 Febbraio

Meditazione Mar 2 Febbraio

Meditazione Mar 2 Febbraio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

È bambino per me l’Antico di giorni

 

 

Luca 2, 22-40
Colui, che prima dei secoli, è primogenito del Padre,
è apparso bambino
primogenito di una Vergine incorrotta,
per tendere ad Adamo la mano.
Il Dio Verbo è apparso bambino,
per riportare allo stato originale
il primo uomo creato per amore
e divenuto bambino nella mente
a causa dell’inganno.
Il Creatore, facendosi bambino,
senza subire alcun mutamento
ha reso conforme alla Divinità
una natura proveniente dalla terra,
e che alla terra ritorna.
È bambino per me l’Antico di giorni,
il Dio purissimo si sottopone alla purificazione,
per confermare che è realmente la mia carne
quella che dalla Vergine ha assunto.
Simeone, iniziato ai misteri,
riconosce Dio stesso, apparso nella carne;
lo saluta come Vita,
e, gioioso, nella sua vecchiaia esclama:
Lascia che me ne vada,
perché ho visto te,
Vita di tutti.

 

 

 

Il tropario della festa della Presentazione sintetizza molto bene il significato di questa festa che conclude il Tempo del Natale.

Come il prologo del Vangelo di Giovanni, ci riporta al principio e contempla Colui che è prima dei secoli in eterna relazione di amore con il Padre, e ce lo manifesta nella sua volontà di incarnarsi.

Il motivo dell’incarnazione del Verbo è così espresso: «tendere la mano ad Adamo che si era perduto»; un tendere la mano che lo strappa dalla sua condizione mortale per ricondurlo alla vita. Il Signore ci prende per mano ancora oggi e ci porta nuovamente tra le braccia del Padre. Però, per fare questo il Signore del mondo, l’Antico di giorni, si fa bambino e si fa prendere tra le nostre braccia, noi che siamo divenuti infantili nella mente a causa dell’inganno del nemico della natura umana.

Dopo il peccato, siamo come bambini, incapaci di riconoscere il nostro vero bene e come bambini il Signore ci educa, perché Dio ci vuole salvi, ci vuole tutti in comunione con lui, che è il solo che ci può dare salvezza.

Ciascuno di noi oggi può dire con stupore: «Il Signore si fa bambino per me»; e in quel per me c’è tutto il mistero di amore che Dio riversa su ciascuno di noi.

 

Proviamo a pensarci: l’Incarnazione non è disincarnata, astratta, ma è per me, per me ha sofferto, per me è morto, per me è risorto, perché io possa essere con lui, vivere della sua vita, essere nella sua gloria, essere divinizzato da lui che non ha considerato un tesoro geloso la sua divinità, ma l’ha condivisa con me.

Questo è il mistero che hanno riconosciuto Simeone e Anna. Molti erano nel Tempio quel giorno, ma solo loro hanno riconosciuto e accolto in quel bambino la presenza del Signore, che visitava il suo popolo nella pace. E questo mistero è divenuto luce ai loro occhi, lampada che ha illuminato i loro passi.

Simeone è detto dall’inno, iniziato ai misteri; e di Anna ci viene ricordato nel vangelo che essa notte e giorno stava nel tempio per servire Dio con digiuni e preghiere. Non sono dei neofiti nelle cose di Dio: sono un uomo e una donna che hanno fatto della loro vita una ricerca sincera della volontà e della giustizia divina, riportando la creazione alla sua antica origine, superando la disobbedienza del peccato. Poiché obbedienti e realizzati nel servizio sono la “coppia” guidata dallo Spirito che giustifica, cioè che ci rende giusti davanti a Dio: sono un uomo e una donna, timorati di Dio che attendono…la consolazione di Israele. Simeone non si scoraggia davanti al degrado della società del suo tempo, davanti alla rovina spirituale degli uomini e dei sacerdoti del Tempio, sa attendere, perché sa di certo che Dio consolerà il suo popolo.

Simeone e Anna riconoscono la Luce che brilla nelle tenebre, quella luce vera che illumina ogni uomo che viene nel mondo come dice Giovanni; quella luce che viene tra i suoi, ma che dai suoi non viene accolta, perché hanno gli occhi ottenebrati dalle false sicurezze del mondo.

La luce cerca le cose umili, la luce sposa la terra: e noi siamo fatti di terra come ci ha ricordato l’antico inno che abbiamo proclamato. La luce di Cristo, sarà veramente salvezza per noi se ci riconosciamo umile terra, impastata da Dio e destinata alla Vita vera.

Chi trova la vera Vita in Cristo non ha paura di lasciare questa vita, perché riconosce di essere fatto per Dio, per quel Dio che si è fatto come noi perché noi diventassimo simili a lui nel servizio.

Nell’orazione, lasciamoci allora cercare da Dio, lasciamoci pervadere dalla sua luce: i ceri che benediciamo in questo giorno ci ricordino a cosa siamo destinati, ci ricordino che Dio per me si è fatto uomo, perché io potessi esistere in comunione di amore con lui.

Che il Dio della vita, Colui che è la Vita di tutti, ci conceda di essere luce nelle tenebre del mondo, testimoni della sua compassione, fiamme ardenti della sua carità e del suo amore.