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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Mar 2 Marzo

Meditazione Mar 2 Marzo

Meditazione Mar 2 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Su venite e discutiamo

 

Matteo 23, 1-12

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

 

 

Oggi la liturgia di invita a incontrare il Signore in un incontro che per sua natura fa nuove tutte le cose e anche il nostro cuore, come dice il profeta Isaia riportando le parole di Dio stesso:

«Su, venite e discutiamo – dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato».

Fuggire l’incontro con Dio significa perdere la vita stessa, perché una vita priva del suo senso più intimo è soggetta alla violenza e al non senso. Certamente possiamo pensare che nessuno di noi fugge dall’invito di Dio, che siamo bravi cristiani; ma se fossimo invitati ad agire contro le nostre volontà, a far saltare le nostre pretese per amore di Cristo, credo sia facile dire: ma chi ce lo fa fare?

L’incontro con Dio spesso ci riempie di timore fondamentalmente per due dinamiche che dobbiamo confessare: una pigrizia che ci fa credere di più nella formalità che nei contenuti, vogliamo salvare l’apparenza ma non ci affidiamo a Dio con tutto il cuore, come dice il salmo di oggi: «Perché vai ripetendo i miei decreti e hai sempre in bocca la mia alleanza, tu che hai in odio la disciplina e le mie parole ti getti alle spalle?»; una certa dinamica del giudizio da parte dei cristiani che si è condensata in una morale povera, una morale che accusa tutto e tutti, mettendo la pena e l’inferno al centro del nostro credo, molto di più che la misericordia di Dio, della quale spesso il clero ne è stato portatore.

Le letture di oggi ci invitano a partire dall’origine: il dialogo con Dio e la testimonianza attraverso la nostra vita. Verrebbe facile, sulla mala interpretazione del Vangelo, caricare di critiche la chiesa gerarchica, ma se vogliamo un cuore responsabile e crediamo nella Chiesa come opera dello Spirito Santo, dobbiamo ricordarci del dono del sacerdozio comune in virtù del battesimo che ha come origine Cristo: la sua vita e la sua missione! Siamo tutti sacerdoti in quanto membra vive di Cristo, partecipi della missione profetica, sacerdotale e regale di Cristo: rendiamo testimonianza con le nostre vite alla Buona Notizia proclamata nel Vangelo (Cf. Lumen gentium 10).

L’appello della prima lettura: «su venite discutiamo», è un invito che Dio, mediante il Figlio e per dono dello Spirito Santo, fa a tutti noi che partecipiamo ai sacramenti! Se a questo invito aggiungiamo le parole, certamente non tenere di Gesù del Vangelo di oggi, dovremmo sentire un appello stringente contro ogni vizio religioso che riempie le nostre prassi. È un appello a ogni uomo e donna di Dio.

Chi sono gli uomini e le donne di Dio? Sono tutti quelli che cercano di vivere la Parola di Dio e tentano di metterla in pratica in parole e opere.

Nel 30 d.C., ai tempi di Gesù, l’insegnamento era conforme alla tradizione, ma, come capita oggi, c’era una rottura che poteva arrivare allo scandalo tra il detto e il praticato, tra le parole e la testimonianza, tra quanto proclamavano con le labbra e quanto abitava nel loro cuore. Tutto questo rende vana la Parola e quindi allontana dalla misericordia Dio, dalla sua azione creatrice e redentrice nella storia. Lo stesso problema è quanto denuncia il profeta Isaia nella prima lettura, nato intorno al 765 a.C.: denuncia l’infedeltà di Israele che è resa palese dalla corruzione morale dovuta alla prosperità del popolo.

Ai tempi di Isaia, come in quelli di Gesù e come oggi continuiamo a perderci e ad allontanarci, ma la Parola ci invita a riavvicinarci, come ci invita a riavvicinarci? Gesù dicendo: «Legano fardelli pesanti e difficili da portare e li impongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito», ci invita a uscire dai precetti che generano precetti, controlli che non sono mai sufficienti e richiedono maggiore precisione, così la legge che doveva aiutare la fratellanza a conservarsi diventa il fardello che separa e uccide, si entra in quel meccanismo in cui si perde il gusto di Dio e si diventa abili burocrati che costruiscono la legge per evaderla.

La religione nella misura in cui non viene vissuta da testimoni responsabili diventa un sistema di norme che servono per giudicare e vantarsi: anche i piccoli segni che vogliono rendere palese una scelta di vita, diventano filatteri che esaltano l’uomo più che la grandezza di Dio, ci gonfiamo di tante parole per essere ammirati e per avere le giuste amicizie ecc.

Dobbiamo essere sinceri: ci piace! Ci piace andare in ricchi banchetti! Ci piace conoscere l’avvocato, il medico, l’ingegnere, il politico, persino il portinaio e l’idraulico …per sentirci lodati e rendere la vita più facile! Come sarebbe bello conoscere qualcuno che ci fa avere il vaccino prima? Come sarebbe bello conoscere quel imprenditore ecc.

«Su, venite e discutiamo – dice il Signore», di che discute il Signore? Discute che il rabbi e la guida è solo il Figlio suo, e di conseguenza solo Dio è Padre! Un invito inequivocabile a restare fedeli alla relazione con Lui, un invito netto a discernere quanto del mio agire nasce dalla sua sequela e quanto dal mio “io”.

Come fare? Come distinguere ciò che è egoistico da ciò che viene dallo Spirito? Bisogna cambiare punto di vista! Agire contro la propria volontà, far saltare ciò che pensiamo sia nostro diritto, andare contro alle nostre pretese, mettendoci in ascolto di chi spesso eludiamo, in poche parole: dall’essere primi ad essere servi…ma chi ce lo fa fare? È appunto questa la domanda con cui siamo partiti, vogliamo trasformare in contenuti la nostra formalità? Vogliamo che il nostro cuore imiti sempre più quello Cristo (Cf. Fil 2,5-11)? Desideriamo che la nostra vita abbia il gusto del Risorto?