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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Mar 20 Aprile

Meditazione Mar 20 Aprile

Meditazione Mar 20 Aprile 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

La vita dei risorti in Cristo

 

Giovanni 6, 30-35

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

 

 

Il Vangelo di oggi, visto con gli occhi di chi ha fatto esperienza del Risorto, di chi ha fatto e fa esperienza dei frutti della resurrezione, riveste una singolare importanza.

Secondo l’andamento del sesto capitolo del Vangelo di Giovanni, dominante, in apparenza, resta il tema del pane.

Ma il Signore ci spinge ad andare oltre la sazietà di cui pure necessitiamo ogni giorno. Ci spinge ad andare verso la sua identità di “pane che sazia e bevanda che disseta per l’eternità”.

La sua autorevolezza viene direttamente dal sepolcro vuoto della Pasqua, perché post-pasquale è il punto di vista degli evangelisti così come il nostro.

Ciò implica affermare la possibilità che la morte non sia l’ultima parola della vita, possibilità sulla quale, in quanto credenti, siamo chiamati, ogni giorno, a scommettere.

In questo senso, l’orizzonte non è più quello della storia, ma quello dell’eternità e, in particolar modo, di una eternità fatta di sazietà e pienezza, nella personale relazione con il Signore.

 

Spunti di riflessione:

  • In cosa, nella mia vita, la relazione con il Signore Gesù mi regala sazietà, forza, pienezza? Sono in grado di vivere “da risorto”? Ossia: sono entrato nella prospettiva di una esistenza che non finisce e, soprattutto, nella gioia che questa “vita che ha un’apertura sull’eterno” sia, effettivamente, la mia vita?