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Meditazione Mar 23 Febbraio

Meditazione Mar 23 Febbraio

Meditazione Mar 23 Febbraio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Padre nostro

 

 

Padre nostro

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

 

 

 

Il vangelo di oggi ci riporta il brano più noto e memorizzato, una preghiera che è diventata un respiro per tutti noi. L’invito di oggi è riscoprire questo respiro, farlo ancora più nostro.

Il brano si trova all’interno del discorso della Montagna, dove Gesù invita i suoi discepoli a non moltiplicare le parole: l’esempio è proprio Gesù che si rivolge a Dio sempre chiamandolo Padre.

La preghiera è quindi una relazione tu per tu, da figlio a Padre; e il Padre Nostro fa sintesi di ciò che è veramente importante.

La preghiera del Padre Nostro, semplice e diretta, si articola in sette domande fondamentali: le prime tre hanno come oggetto il Regno, le ultime tre il perdono e la vittoria sul male, al centro c’è la richiesta del pane di ogni giorno. Non sono domande assolutamente nuove per la tradizione giudaica, esse sono presenti qua e la nella Sacra Scrittura, ma ora sono sintetizzate in qualcosa che diventa identitario dei cristiani.

L’invocare Dio come Padre non è neanche questo un modo nuovo, ma quello che è stravolgente è che il Padre non è solo di Gesù! È come entrando in casa di un caro amico ci dica: “chiama pure mio papa: papa”, si creerebbe certamente un disagio; ma Gesù era così identificato come il Maestro che si rivolge a Dio come Padre che per i discepoli deve essere stato un momento sorprendente ma anche estremamente naturale, noto e familiare.

Le sette domande contenute nella preghiera del “Padre Nostro” e Dio che è chiamato Padre sono legate appunto dal “nostro”: questa preghiera non è mai personale, l’essere tu per tu con Dio nella preghiera è a favore sempre di un noi.

Un plurale evidenziato quando si chiede il pane; quando si parla del perdono e quando si ricorda del momento della prova: l’essere figli nel Figlio ci richiama alla vocazione profonda di imitare Gesù amando il prossimo. Questo orizzonte ha tre crocevia fondamentali: i bisogni primari (pane); il perdono e quando si è nella prova e serve il conforto.

Le domande che rivolgiamo al Padre:

«sia santificato il tuo Nome», ovvero rendo testimonianza con la mia vita al Nome? Come santifico la mia vita?

«Venga il tuo Regno», il Regno è già presente ma si tratta di diffonderlo come il lievito, è la chiamata all’universalità e quindi al diverso da me, capiamo che questa è davvero una domanda impegnativa!

«Sia fatta la tua volontà», nel discorso della Montagna Gesù afferma: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei cieli, ma chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21-23); ci chiediamo il come possiamo entrare quindi nel Regno. La risposta è seguendo Gesù, praticando la Parola di Dio, la Chiesa i sacramenti, così cresciamo scoprendo la volontà del Padre.

«Come in cielo così in terra», da per tutto, ma ricordando una cosa che dimentichiamo sempre più spesso: la vita non finisce qui! Riconosciamo che vorremmo la terra bella come in cielo e d’altro canto sappiamo che a questo siamo destinati.

«Il nostro pane quotidiano» l’essere al centro delle sette domande, ne evidenzia l’importanza. Qui esprimiamo un desiderio sempre minacciato: quello di condividere in base ai bisogni rifiutando l’egoismo.

La domanda «rimetti a noi i nostri debiti» ci rammenta l’importanza di ricordarsi che tutto dipende dal Padre. Ritrovare il senso del peccato (e non il senso di colpa) per poter sollevare gli occhi al Padre e chiedere perdono, e saper fare altrettanto con i nostri fratelli e sorelle.

«Non abbandonarci alla tentazione» la nuova traduzione che ci sta aiutando a capire meglio come Dio intervenga in nostro soccorso per “liberarci dal male”. Il male è nell’uomo ma anche il tentatore ci devia, siamo vittime e colpevoli: non lasciarci Padre soccombere, non possiamo confidare solo in noi stessi, così come diciamo nella liturgia delle ore: O Dio vieni presto in nostro aiuto!