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Amare gli altri nella misura in cui ci amiamo

 

Provo a rileggere con voi il testo di Matteo di oggi alla luce dell’amore di sé, del sano amore di sé. Al di là dei riferimenti alla Parola di Salvezza che i discepoli sarebbero stati chiamati ad annunciare, possiamo benissimo adattare il “Non date le cose sante ai cani” alla santità e alla preziosità di ciascuno di noi. Siamo preziosi agli occhi di Dio. Svendere le nostre vite non è ciò che lui sogna per noi.

E capita spesso di svenderci: lo facciamo in nome di una moda, del prestigio sociale, della ricchezza… ma anche della superbia, dell’invidia o della paura di rimanere da soli… Sono tante le ragioni per le quali ci si considera di tale poco valore da smettere di volersi del bene.

Solo un limite dovrebbe avere un sano amore di noi: “Quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. La famosa sentenza sembra misurare con reciprocità l’amore di noi stessi e l’amore per gli altri. In filosofia morale la si chiama “regola aurea” e, effettivamente, ci permette di percepire tanto il bene che c’è in noi quanto quello che esiste negli altri intorno.

Vivere in questa logica è una sfida: “stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita”. Il pellegrinaggio che porta dalla mente al cuore, dalle cose che, a mente lucida, riconosciamo vere alla meta del volerle per noi, al desiderarle per davvero, è il pellegrinaggio più lungo al mondo: e pensare che apparentemente i centimetri che separano il cuore dal cervello non sono poi così tanti!

Ma molte delle cose che ci ripetono sin da quando siamo piccoli, il voler bene a noi stessi, l’avere sogni grandi, il misurare il rispetto e l’amore verso gli altri sulla base dell’amore e del rispetto per noi stessi sono difficili da interiorizzare e da apprezzare per davvero.

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Spunti di riflessione:

  • Senza timore di scadere nel moralismo, proviamo a soffermarci sul valore che diamo all’amore, per noi stessi e per gli altri: ci guardiamo e guardiamo il mondo intero con gli occhi di Dio?