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Meditazione Mar 23 Marzo

Meditazione Mar 23 Marzo

Meditazione Mar 23 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Il serpente come simbolo per la conversione del cuore

 

Giovanni 8, 21-30

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

 

 

 

Il cammino quaresimale è un cammino di conversione, e, come ogni cammino spirituale, è denso di tentazioni e tensioni. Lo spirito buono ci conforta e ci aiuta ad andare di bene in meglio, mentre il nemico della natura umana vuole farci rallentare e rimanere identici a noi stessi.

Tutta la dinamica possibile di un cammino di conversione è simboleggiata nelle scritture e in particolare nella narrazione dell’esodo, che più che narrare un cambio geografico narra la vicenda umana e spirituale della relazione tra il Popolo di Israele e Dio. Questa vicenda si ripropone a ogni uomo e donna che vuole mettersi alla sequela del Signore.

Dio Padre come Pedagogo e Pastore mediante lo Spirito Santo ci accompagna e ci rafforza nel nostro cammino, ci fa crescere in questa consapevolezza di appartenenza a Lui e maturazione spirituale, come afferma la colletta di oggi: «Il tuo aiuto, Dio onnipotente, ci renda perseveranti nel tuo servizio, perché anche nel nostro tempo la tua Chiesa si accresca di nuovi membri e si rinnovi sempre nello spirito».

Potremmo sentirci spaesati di fronte a un cammino sì avvincente, ma anche fatto da così tante insidie. Però non siamo più soli, come dice Gesù parlando di sé, donando la sua vita nella Croce ci ha illuminato la via.

Gesù nel vangelo di Giovanni si definisce sempre “Io sono” nome che dice il compimento della promessa Eterna fatta da Dio al suo popolo. “Io sono” è il nome di Dio come è stato rivelato a Mosè (Cf. Es 3,14). E come è rivelato? È rivelato sulla Croce. Il vangelo di oggi ci invita a guardare a Lui, anzi chiunque guarderà a Lui sarà salvato!

La Croce è il segno che Gesù è stato obbediente al Padre, nel senso che ha obbedito – ascoltato la sua volontà. La credibilità del Cristo sta in questo, tant’è che anche nel vangelo di oggi si dice che dopo che lo ascoltarono, molti credettero in lui.

Siamo chiamati a contemplare la Croce. Se lo facciamo con fede il Signore ci guida, ma aspettiamoci anche che una parte di noi si ribelli, proprio come avviene nella prima lettura di oggi.

Il Popolo, come racconta il libro dei Numeri, manca di fiducia in Dio e Dio monta d’ira.

La chiave delle letture di oggi è il “serpente”, simbolo importante nella Bibbia. Il serpente è presente nel racconto della Genesi, è l’animale che striscia sulla Terra donata e creata da Dio. Noi possiamo avere un’idea del serpente che ci fa ribrezzo, ma proprio il suo cambiar pelle, segno del rinnovamento – resurrezione, il suo strisciare ed essere a contatto con il giardino dell’Eden, lo rende un animale ambivalente che lo avvicina sia a simboleggiare la vita che al simboleggiare la morte per il suo veleno.

Il serpente qui è richiamato come simbolo per la conversione del cuore, anche il serpente a contatto con Dio diventa un simbolo di resurrezione e rinnovamento.

L’ambiguità del serpente è superata dall’intervento divino che ci chiama un nuovo atteggiamento, l’umanità è invitata ad alzare lo sguardo, come quando Dio invita Abramo ad alzare lo sguardo per contare le stelle (cf. Gen 13,14-17).  L’alzare lo sguardo significa aprirsi alla promessa, alla terra e alla fecondità, all’inatteso ed eccessivo che dice la presenza di Dio nella nostra vita.

Alla Croce quindi, siamo invitati a guardare, non con uno sguardo rivolto al passato, come fa il Popolo di Israele nella prima lettura, ma con uno sguardo di speranza per la gioia che ci attende. La Croce è l’antidoto contro la sfiducia nei confronti con Dio. Dio, attraverso Gesù, ci invita ad alzare lo sguardo.

Chiediamo al Signore la grazia di Guardarlo appeso alla Croce fiduciosi di essere parte della Salvezza Eterna.