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Meditazione Mar 24 Novembre

Meditazione Mar 24 Novembre

Meditazione Mar 24 Novembre 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Non terrorizzatevi

 

 

Luca 21, 5-11
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

 

 

 

Sia l’Apocalisse, sia il brano del Vangelo che leggiamo oggi sono stati scritti avendo davanti agli occhi gli avvenimenti tragici della distruzione del tempio di Gerusalemme e delle persecuzioni operate dai romani contro i cristiani che non volevano adorare l’imperatore come un dio.

Rispetto a queste vicende che potevano scuotere la coscienza dei primi cristiani e farli vacillare nella fede, Gesù rassicura dicendo che questi eventi, per quanto tragici, non sono la fine e soprattutto ammonisce di non ascoltare quelli che, in queste circostanze, si improvvisano profeti di sventura e vestono i panni del Messia, come se fossero inviati da Dio a rivelare la verità. Lo vediamo spesso in questo tempo di pandemia, anche nell’ambito della chiesa: si approfitta della paura e della maggiore sensibilità ai messaggi negativi che nasce in tali circostanze per impressionare e acquisire credibilità, da spendere, poi, per convincere anche su altre questioni.

L’Apocalisse, da parte sua, invita i credenti a fissare lo sguardo su quanto avviene in cielo, sull’intervento di Dio a difesa dei suoi eletti. Con le sue immagini simboliche, che possono terrificarci, in realtà ci invita a confidare nell’Alfa e l’Omega, in Gesù Cristo, principio e fine di tutta la creazione, perché a lui spetta l’ultima parola sul mondo, sulla storia e su tutti gli uomini.

Il cristiano lascia che sia Dio a fare giustizia a suo modo, non si vendica, come ormai è diventato normale pensare, basta guardare quanti film e serie tv hanno questa trama come sfondo, ovvero la vendetta per il torto subito che ristabilisce la giustizia. Ma non è questa l’azione di Dio nella storia, anche se l’Apocalisse ci presenta gli angeli che raccolgono l’uva e la gettano nel grande tino dell’ira di Dio. L’immagine richiama il calice benedetto da Gesù in cui il vino – frutto dell’uva spremuta – è diventato il suo sangue che ci redime da ogni peccato. Se Dio avesse voluto vendicarsi, Gesù risorto sarebbe andato dai suoi carnefici a condannarli. E invece dalla croce ha perdonato tutti.

Perché, allora, l’Apocalisse si esprime così? Perché se di fronte alla morte e resurrezione di Gesù, che diventa morte e resurrezione di tutti quanti credono in lui, non si prende coscienza di quanto il male commesso viene pagato dall’innocente e se non ci si pente e converte, comparire davanti al Padre e al Figlio glorificato sarà un’esperienza molto dolorosa, forse insostenibile per il cuore di un uomo indurito al punto da non voler ammettere le proprie colpe. Questo è tanto più vero per quelli che, all’epoca dell’Apocalisse – fine I sec. d.C. – perseguitavano i cristiani. Il messaggio è per loro, perché si convertano, e per i fedeli, perché resistano e non si scoraggino sapendo che Dio farà loro giustizia.

L’ultima settimana dell’anno liturgico può essere un tempo propizio per prepararsi all’Avvento, ad accogliere ancora una volta la grazia di un Dio che viene nel mondo e nella storia – nostra e di tutta l’umanità – per trasformarla, per fare di noi il nuovo e definitivo tempio del suo Spirito che porta gioia, pace e amore a chi lo accoglie.