Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze)

Come è possibile conservare la gioia nel conflitto?

 

L’ulteriore passaggio del cap. 17 del vangelo di Giovanni, che la liturgia oggi ci propone, riflette bene la condizione della comunità all’interno della quale questo vangelo è venuto alla luce. Lo rivela il versetto “Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo”. Questa espressione trova spazio nella narrazione nel momento in cui il perseguitato, in realtà, è Cristo. Il tempo verbale presuppone, invece, addirittura, l’anteriorità di un “loro”, al plurale. Si tratta, quindi, di un anacronismo rispetto alle circostanze del testo.

Tuttavia, non risulta infruttuoso: ci permette, anzi, di riflettere su una delle radici, delle fonti della gioia cristiana, secondo le parole “… io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia”.

Cristo vuole sin dal principio la gioia dei suoi, nonostante il contesto di persecuzione nel quale si trovano a vivere dopo la sua morte.

Come è possibile conservare la gioia di cui parla il testo?

“Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.” Ecco rintracciata la fonte della gioia: l’unità della comunità e l’unità di questa con Dio.

Cosa diciamo quando parliamo di unità? Non certo l’assenza di conflitto. Nell’esperienza quotidiana viviamo gradi diversi di conflittualità, e non solo interiore. Il conflitto fa parte della vita. Fuggirlo è inutile e, a volte, addirittura, dannoso. Come vedete, la questione della “gioia cristiana” non è una realtà astratta, ma è qualcosa di molto concreto.

Come affrontiamo i conflitti? Questa è la domanda, concretissima, a cui il testo ci costringe. Esistono, infatti, diversi modi di affrontare queste situazioni certamente non piacevoli. Ci si può tirare indietro, tenere un atteggiamento passivo e accondiscendente davanti a tutto ciò che capita. Si può, d’altra parte, vivere nel rancore, nell’odio, nell’astio, anche per piccole tensioni che nella vita si determinano.

La parola, il dialogo sono quanto di più necessario un conflitto invochi per trovare soluzione. Giovanni afferma: “Io ho dato a loro la tua parola”. E Parola del Padre è il Figlio, vero Dio e vero uomo, che mai si sottrasse all’esigenza di atteggiamenti duri e spigolosi, così come fu capace di gesti di smisurata accoglienza e affettuosità.

Misura di ogni cosa, per il Signore, fu la sua unica e specialissima relazione con il Padre, il suo contatto perennemente aperto con lui. Contatto che non lo sottrasse dalle incomprensioni e dalle tensioni. Anzi, spesso le esacerbò fino a condurle all’estrema chiusura.

Impariamo, così, che possono esistere dimensioni della conflittualità umana insanabili e durature e che siamo chiamati ad assumerle, con pazienza e mitezza, magari anche per tutta la vita.

Esistono, però, anche situazioni di conflittualità che inaugurano una fase nuova di vita, ci permettono di conoscerci di più, ci muovono al perdono, da chiedere o da offrire.

L’unità in una comunità si fonda non sull’assenza dei conflitti ma sulla capacità matura di farli emergere e gestirli.

Penso che Papa Francesco, in questi tempi di forte conflittualità nella Chiesa, ci stia dando un grande esempio: nessuna voce, pro o contra, è messa a tacere, ma si discute, si parla, si ragiona, ci si confronta. Questo stile, definito come “sinodale”, seppur in mezzo a fatiche, permette di custodire la vera pace all’interno di una comunità o, semplicemente, all’interno di una relazione. Come capiamo bene, non si tratta, quindi, di “contentezza a buon mercato” ma di una seria ricerca d’equilibro e ponderazione. Quando questo accade, l’interesse comune e collettivo, prende forma come qualcosa di assolutamente nuovo rispetto agli interessi individuali e personali di prima. È una cosa nuova. Si chiama “unità”. E genera gioia!

 

 

Spunti di riflessione:

  • Noto nella mia vita presente situazioni di tensione, di conflitto, dentro me, con gli altri o, addirittura, con Dio?
  • Come cerco di risolverle? Dedico tempo al dialogo con me stesso, intimamente, con gli altri, nelle relazioni e con Dio, nella preghiera, desiderando trovare l’equilibrio nuovo a cui bisogna tendere per costruire vera unità?Come è possibile conservare la gioia nel conflitto?

    L’ulteriore passaggio del cap. 17 del vangelo di Giovanni, che la liturgia oggi ci propone, riflette bene la condizione della comunità all’interno della quale questo vangelo è venuto alla luce. Lo rivela il versetto “Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo”. Questa espressione trova spazio nella narrazione nel momento in cui il perseguitato, in realtà, è Cristo. Il tempo verbale presuppone, invece, addirittura, l’anteriorità di un “loro”, al plurale. Si tratta, quindi, di un anacronismo rispetto alle circostanze del testo.

    Tuttavia, non risulta infruttuoso: ci permette, anzi, di riflettere su una delle radici, delle fonti della gioia cristiana, secondo le parole “… io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia”.

    Cristo vuole sin dal principio la gioia dei suoi, nonostante il contesto di persecuzione nel quale si trovano a vivere dopo la sua morte.

    Come è possibile conservare la gioia di cui parla il testo?

    “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.” Ecco rintracciata la fonte della gioia: l’unità della comunità e l’unità di questa con Dio.

    Cosa diciamo quando parliamo di unità? Non certo l’assenza di conflitto. Nell’esperienza quotidiana viviamo gradi diversi di conflittualità, e non solo interiore. Il conflitto fa parte della vita. Fuggirlo è inutile e, a volte, addirittura, dannoso. Come vedete, la questione della “gioia cristiana” non è una realtà astratta, ma è qualcosa di molto concreto.

    Come affrontiamo i conflitti? Questa è la domanda, concretissima, a cui il testo ci costringe. Esistono, infatti, diversi modi di affrontare queste situazioni certamente non piacevoli. Ci si può tirare indietro, tenere un atteggiamento passivo e accondiscendente davanti a tutto ciò che capita. Si può, d’altra parte, vivere nel rancore, nell’odio, nell’astio, anche per piccole tensioni che nella vita si determinano.

    La parola, il dialogo sono quanto di più necessario un conflitto invochi per trovare soluzione. Giovanni afferma: “Io ho dato a loro la tua parola”. E Parola del Padre è il Figlio, vero Dio e vero uomo, che mai si sottrasse all’esigenza di atteggiamenti duri e spigolosi, così come fu capace di gesti di smisurata accoglienza e affettuosità.

    Misura di ogni cosa, per il Signore, fu la sua unica e specialissima relazione con il Padre, il suo contatto perennemente aperto con lui. Contatto che non lo sottrasse dalle incomprensioni e dalle tensioni. Anzi, spesso le esacerbò fino a condurle all’estrema chiusura.

    Impariamo, così, che possono esistere dimensioni della conflittualità umana insanabili e durature e che siamo chiamati ad assumerle, con pazienza e mitezza, magari anche per tutta la vita.

    Esistono, però, anche situazioni di conflittualità che inaugurano una fase nuova di vita, ci permettono di conoscerci di più, ci muovono al perdono, da chiedere o da offrire.

    L’unità in una comunità si fonda non sull’assenza dei conflitti ma sulla capacità matura di farli emergere e gestirli.

    Penso che Papa Francesco, in questi tempi di forte conflittualità nella Chiesa, ci stia dando un grande esempio: nessuna voce, pro o contra, è messa a tacere, ma si discute, si parla, si ragiona, ci si confronta. Questo stile, definito come “sinodale”, seppur in mezzo a fatiche, permette di custodire la vera pace all’interno di una comunità o, semplicemente, all’interno di una relazione. Come capiamo bene, non si tratta, quindi, di “contentezza a buon mercato” ma di una seria ricerca d’equilibro e ponderazione. Quando questo accade, l’interesse comune e collettivo, prende forma come qualcosa di assolutamente nuovo rispetto agli interessi individuali e personali di prima. È una cosa nuova. Si chiama “unità”. E genera gioia!

     

     

    Spunti di riflessione:

    • Noto nella mia vita presente situazioni di tensione, di conflitto, dentro me, con gli altri o, addirittura, con Dio?
    • Come cerco di risolverle? Dedico tempo al dialogo con me stesso, intimamente, con gli altri, nelle relazioni e con Dio, nella preghiera, desiderando trovare l’equilibrio nuovo a cui bisogna tendere per costruire vera unità?