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Meditazione Mar 30 Marzo

Meditazione Mar 30 Marzo

Meditazione Mar 30 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Fino all’estremo

 

Giovanni 13, 21-33. 36-38

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

 

 

 

La liturgia gradualmente ci sta portando a contemplare la passione morte e resurrezione del Signore nostro Gesù Cristo.

Perché contemplare tanto dolore quale, ad esempio, quello di oggi nel Vangelo, il dolore di un tradimento?

La passione è parte del cammino del cristiano, parte fondamentale e centrale, perché la Chiesa ha come primo e irrinunciabile impegno quello dell’annuncio del Vangelo, siamo chiamati come cristiani a vivere la salvezza garantita da Cristo. Contemplando come il seme trasforma la nostra vita, siamo invitati a vivere la gioia che ne scaturisce dall’aver ricevuto l’annuncio, invitandoci a nostra volta ad annunciare il Vangelo! Paradossalmente la salvezza passa attraverso la nostra umanità, attraverso i fallimenti, le gioie, i tradimenti, le fedeltà. La Passione sintetizza tutto questo e fonda la nostra speranza.

Papa Francesco, servendosi di una citazione di san Giovanni Paolo II nella Evangelii gaudium, afferma (110): «Non vi può essere vera evangelizzazione senza l’esplicita proclamazione che Gesù è il Signore, e senza che vi sia un primato della proclamazione di Gesù Cristo in ogni attività di evangelizzazione…come gioiosa, paziente e progressiva predicazione della morte salvifica e della Risurrezione di Gesù Cristo».

Questo scaturisce dal nostro contemplare come lo Spirito Santo agisce in noi e nei nostri fratelli e sorelle, orientando sempre più il nostro desiderio, tanto che potremmo come il salmista di oggi dire: «Sei tu, mio Signore, la mia speranza, la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza. Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno» (Sal 70).

Capiamo che una tale radicalizzazione non ha età: dal seno materno all’ora della nostra morte siamo chiamati a contemplare e annunciare ciò che ci ha cambiato, ciò che ci dona speranza: Il nostro Signore e Salvatore.

La Passione è il luogo dove il discepolo, rimanendo tale, diventa missionario: cioè decide di rimanere in Cristo e d’altro canto la gioia che riceve da Cristo lo porta ad annunciare quanto ha ricevuto, come avvisa ancora Papa Francesco nella Evangelii gaudium (164): «Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti. Quando diciamo che questo annuncio è “il primo” … in senso qualitativo, perché è l’annuncio principale, quello che si deve sempre tornare ad ascoltare in modi diversi e che si deve sempre tornare ad annunciare».

Annunciare non è sufficiente senza che ci sia anche un accompagnamento dei fratelli e sorelle in cammino di fede, sapendoli ascoltare, aiutandoli a maturare la loro chiamata all’interno della Chiesa e questo con sapienza e rispetto, imparando prima «a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (cf. Es 3,5)» (Evangelii gaudium 165).

L’annuncio ha quindi nel suo fondamento: l’esperienza di Dio, la gioia, l’ascolto di Dio e del fratello e sorella e, in fine, l’accompagnamento.

Questo avviene all’interno del cammino del Vangelo, i cristiani, come i primi discepoli, sono chiamati a contemplare il Signore vivente nella loro quotidianità che comprende fallimenti e tradimenti, e d’altro canto siamo chiamati a toglierci i sandali di fronte alla terra sacra dell’altro.

Il brano che ci propone la liturgia di oggi fa parte dei “discorsi di addio”, la domanda che ci abita in questo discorso è perché Giuda è giunto a tanto? Non avrebbe potuto semplicemente andarsene? Solo Dio conosce il cuore dell’uomo e della donna fino a queste profondità, però possiamo pensare che Giuda agì per denaro (Cf. Gv 12,6), o forse il rancore lo divorava, forse voleva un re e si è trovato di fronte il servo che lava i piedi! Fatto sta che noi dobbiamo vedere in questa scena come Gesù fa di tutto per salvare Giuda e d’altro canto è inibito a parlare, parla per gesti. Capita anche a noi quando siamo di fronte a persone che sono rancorose, che cercano l’occasione per metterci in difficoltà, propensi alla lamentela, lo capiamo perché appena esce Giuda è come se Gesù si togliesse un peso e afferma: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito».

È da notare che Gesù non manda via Giuda, lo mantiene nel gruppo finché Giuda resta, Gesù non lo fa per sudditanza a Giuda, ma perché è certo di seguire la volontà del Padre, sono quelle le persone che il Padre gli ha affidato. Giuda fa parte di quel gruppo e Gesù lo ha detto: «non c’è amore più grande che dare la vita per gli amici» (Gv 15,13). Il cammino di Gesù è un cammino di amore fatto di sofferenze che però rivelano il sacrificio reale dell’amore, e il tradimento entra, o può entrare, in questo cammino ascetico e luminoso assieme.