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Meditazione Mar 9 Febbraio

Meditazione Mar 9 Febbraio

Meditazione Mar 9 Febbraio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Questo popolo mi onora con le labbra
ma il suo cuore è lontano da me!

 

 

Marco 7, 1-13

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

 

 

 

 

Le parole di Isaia, che Gesù rivolge al farisei, Marco le indirizza alla Chiesa.  Ciò che tiene lontane da Dio le persone buone sono le “tradizioni religiose” staccate dall’amore, loro sorgente.  L’uomo, anche se non lo sa, è sempre tradizionalista e abitudinario.  Non deve inventare ogni volta atteggiamenti o risposte adeguate.  Si affida al consueto, a ciò che già è stato fatto e ha appreso.  Vive insomma di memoria.  Ma il cristiano rompe con il passato, perché vive di una novità inaudita: la memoria del corpo e del sangue del suo Signore consegnato a lui nel pane.  Questo mistero di amore è la “sua” tradizione, che ha ricevuto e a sua volta trasmette (1Cor 11,23 ss).

In Israele il midollo della tradizione è la legge, data da Dio come cammino alla vita.  Essa si sintetizza nel comando di amare lui e i fratelli (12,29-31).  Come si vede, è buona, ma nessuno è in grado di osservarla.  Per questo convince tutti di peccato.  Così, mostrando il male, invita a rivolgersi al medico che può guarire.

Ma l’orgoglioso preferisce difendersi.  Trascurando la sostanza, si attacca a un’osservanza, talora meticolosa, di certi dettagli, per giustificare se stesso e condannare gli altri.  Questo atteggiamento esce in duplice edizione, rispettivamente religiosa e laica.  Ambedue hanno in comune la produzione di foglie di fico per coprire la naturale nudità, alla ricerca di una presunta – e intollerante – giustizia davanti a Dio e/o davanti agli uomini.

In realtà la vera funzione della legge non è mascherare o guarire dal male, ma evidenziarlo e denunciarlo, per farci sentire il bisogno del perdono e della misericordia.  Solo in questo modo conosciamo Dio così com’è e si rivela nel pane: amore gratuito che si dona.

L’uso della legge e delle tradizioni come autogiustificazione è insieme effetto e causa della durezza di cuore, che impedisce di riconoscere la realtà di Dio nel pane.

Nella preghiera chiedo al signore di conoscere la mia durezza di cuore, e tutte le mie tradizioni, attaccamenti e abitudini che mi impediscono di vivere la legge dell’amore.