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Essere se stessi con pace

 

Il testo evangelico di oggi è un invito ad essere ciò che siamo, senza ipocrisie e paure. Il sale, per sé solo, risulta immangiabile. E anche noi, spesso, ci sentiamo “indigesti” già solo guardandoci allo specchio. Eppure non possiamo funzionare con identità frazionate: portiamo con noi tutta la nostra storia, i nostri successi e i nostri fallimenti. Così è per la luce, per una fiamma che, in sé, brucia. Ma senza luce, che sarebbe della vita?

Non siamo perfetti: dobbiamo riconoscerlo. Ma se nel tentativo di apparire migliori perdessimo ciò che ci fa unici anche nel bene, allora avremmo toccato il vertice dell’imperfezione.

Il mondo ci invita all’omologazione. Non va di moda essere noi stessi: è un ossimoro. Può farci risultare impopolari.

A volte, ingiustamente, pensiamo che a risplendere sia solo la parte migliore di noi. Nella relazione con il Signore avviene però un fatto strano: a far più luce, a brillare, sono esattamente quegli aspetti di fragilità che il Signore ricolma del suo amore.

Quanto scarteremmo, secondo la logica del mondo, è esattamente quel che lui cerca, accoglie e guarisce. E sono proprio questi luoghi “riconciliati” di noi che poi maturano in spazi di accoglienza per chi, intorno a noi, vive con fatica le sue giornate.

 

Spunti di riflessione:

  • In quali aspetti della mia vita ho sentito più evidente il dinamismo della riconciliazione che lascia splendere e brillare ciò che di me, forse, più terrei nascosto?