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Meditazione Mar 9 Marzo

Meditazione Mar 9 Marzo

Meditazione Mar 9 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Dio si converte nel perdono

 

Matteo 18, 21-35

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

 

 

 

 

Al centro del Vangelo di oggi c’è il cosddetto discorso ecclesiale o comunitario, la domanda di fondo è quindi: come possiamo vivere assieme? È la domanda che ogni uomo e donna si fa: la coabitazione è spesso pensata in modo romantico, dalle vite di coppia e in famiglia rappresentate nelle candide pubblicità, alla vita religiosa dove si pensa che l’ordine e l’obbedienza siano privi di conflittualità e dubbi. L’onestà di San Pietro ci riporta alla realtà destandoci dalle illusioni: sono sposato ma le cose non vanno, ho scelto la vita religiosa e sono sempre a lamentarmi, sono sacerdote e non sopporto la gente a me affidata, sono figlio e sono arrabbiato con i genitori, sono vicino di casa e non sopporto chi mi sta attorno e così via: quanto devo perdonare?

Capiamo quindi che la questione che avanza Pietro è importante perché sceglie un verbo non qualsiasi, non si tratta di: quanto devo tollerare o quanto devo sopportare; ma Pietro dà per assodato che ci sia una relazione tradita, una relazione conflittuale, che non ci sia una semplice sopportazione!

Se procediamo a ritroso in questo vangelo cogliamo il punto chiave che tocca Pietro: già da qualche anno ha fatto sua la preghiera di Gesù: «rimetti a noi i nostri debiti come noi rimettiamo ai nostri debitori»; addirittura Gesù nel suo insegnamento sottolinea l’amore verso i propri nemici (cf. Mt 5,43-47). Il tema per San Pietro è quindi quello del limite: comprendo che ci chiedi di perdonare, ma quanto ancora? Ci proviamo a vivere assieme e lo facciamo, ma è diventato impossibile perdonarci! D’altro canto Gesù ci indica una via concreta, da costruire, basata su un dato che possiamo rileggere sulla nostra pelle: Dio «ci ha amati mentre gli eravamo nemici, ci ha perdonati mentre peccavamo contro di lui, ci è venuto incontro mentre noi lo negavamo» (cf. Rm 5, 8.10).

Un’esperienza di Dio nuova rispetto a molti passi dell’Antico Testamento dove Dio si rivela come Dio geloso che castiga. Insomma, attraverso Gesù apprendiamo che anche Dio cambia, sembra apprendere il perdono, o sembra estendere al massimo questo suo atteggiamento. Il tema per San Pietro diviene quello di discernere il vero volto di Dio di conoscerlo per poterlo seguire.

Siamo chiamati a discernere e conoscere come Dio agisce nella nostra vita, a rileggere la nostra storia fatta di ombre e malgrado queste abitata dalla presenza di Dio, e questo affinché la comunione tra noi non sia un atto di semplice buona volontà ma di distribuzione di doni ricevuti. Non possiamo perdonare se prima non ci sentiamo amati da Dio!

La Chiesa è una comunità di peccatori che sono amati e testimoniano, perdonando a loro volta. Capiamo che il limite che poniamo al perdono è legato alla nostra persona, al nostro io chiuso alla riconoscenza, e questo avviene quando ci dimentichiamo di quanto riceviamo.

L’invito che fa Gesù in questa parabola è: ri-conosci e ricorda quanto sei stato perdonato, sentiti amato, smetti di essere il tuo unico punto di riferimento. Vivi in relazione con Dio allora sarai aperto alla comunità, così si esprime Gesù: «Se voi perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (Mt 6,14-15).

La parabola che oggi racconta Gesù mediante il Vangelo ci fa conoscere il volto di Dio, che non agisce in primis come giudice ma come colui che libera radicalmente, come fa nella parabola col primo debitore. Agisce come liberatore perché mosso dalle viscere, perdona perché ama.

L’amore del Padre è generativo o non è, la sua libertà è donata perché possiamo rendere liberi a nostra volta. Il dramma è che il primo servo rende sterile l’amore, infatti, sono gli altri servi, la comunità, ad allarmarsi ed allarmare: perché chi non ama come il Padre non è figlio, di più, essendo redento dall’amore il primo servo testimonia ora un amore di calcolo, una sopportazione che diviene un sopruso e quindi sfalsa l’amore del Padre, che rischia di essere inteso come uno buono da ingannare! Invece il Padre dona perché possiamo donare a nostra volta, perché il dono divenga comunità: se ostacolo questo in pratica bestemmio, perché chi violenta il volto del fratello e della sorella sfregia il volto di Dio e quindi nega Dio.

Il Vangelo di oggi ci deve interrogare, perché nella nostra vita ci sono molti “no non ci sto” oggi sono chiamato a visitarli, a chiedere che l’amore di Dio li illumini, che ponga su questi il suo sguardo misericordioso e li liberi dal contare, dal limitare, dal condannare.