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Dalla tempesta alla quiete

 

Nel seguito del racconto di Matteo Gesù vince la radice stessa della paura, riducendo all’impotenza colui che della morte ha il potere.

La morte è naturale, è la realtà più altruista che ci sia: è permettere ad altri di affacciarsi a questo mondo, gustarne la bellezza e impegnarsi a costruirlo secondo il progetto di Dio, cioè secondo un progetto di umanizzazione piena.

La paura della morte che porta a vivere con egoismo è la presenza del maligno in noi.

Per questo l’episodio scaturisce dal racconto della tempesta sedata, dove Gesù si risveglia dal suo sonno per placare il terrore che imprigiona il cuore dell’uomo e ridurre a silenzio chi lo turba.

Il luogo in cui avviene l’esorcismo è il territorio della Decapoli; uno spazio pagano in cui non si conosce il vero volto di Dio e perciò appare più visibile l’azione del nemico.

Paradossalmente davanti al Signore il male non si nasconde, ma viene alla luce; addirittura Matteo dice che i due indemoniati vanno incontro a Gesù.

Questi due personaggi sono animati da uno spirito impuro, cioè da un respiro di morte: è proprio il contrario dello Spirito di Dio che è respiro di vita.

Il demonio è imitatore di Dio ma invece di liberare, possiede; al posto di unire, divide; invece di condurre alla verità, induce alla menzogna.

Di fronte al Signore lo spirito impuro eleva un grido di terrore, perché il male davanti al bene si manifesta come tale ed esce dalla sua normalità.

Spesso noi siamo assuefatti al male, tanto da commetterlo senza più accorgercene, senza più vederlo se non nei suoi effetti in noi: bramiamo, otteniamo e non siamo felici.

La presenza del Signore nella nostra vita fa emergere tutta la malizia del male, lo fa spurgare fino in fondo: solo così snidandolo può guarirci. Finché non prendiamo coscienza del male che ci fa male non possiamo aprirci alla salvezza.

Colpisce in questo vangelo il fatto che i demoni riconoscono Gesù come Figlio di Dio: c’è dunque un credere demoniaco che non è sorretto dalla fede. La fede non è solo sapere chi è Gesù, ma sapersi affidare a lui.

Perché noi possiamo guarire il Signore è venuto a separare il peccatore dal suo peccato, per restituire ogni uomo alla sua integrità.

L’uomo liberato dal peso del suo peccato torna a essere figlio e si riconosce come fratello, vedendo nell’altro non più un nemico ma il suo prossimo e riconoscendo Dio come Padre e non come padrone.

Il vangelo termina costatando che davanti a Dio il male non ha nessuna libertà, ma l’uomo può rifiutare la liberazione.

Il Signore non vuole figliastri/servitori ma figli, perciò ci rispetta e se ne va con pazienza: aspetta che ogni uomo accolga il suo dono.

La cosa che il Signore fa è non arrendersi davanti al nostro rifiuto… qui riposa la nostra speranza di salvezza!

 

 

Spunti di riflessione:

  • Chiedo al Signore di guarirmi o mi lascio sanare da lui?
  • La mia è vera fede o un credere sterile?
  • So intuire il bene, desiderarlo e compierlo come mio bene possibile?