• Tel: 06 697001 (centralino) - 06 6991653 (emergenze)

Meditazione Mer 10 Febbraio

Meditazione Mer 10 Febbraio

Meditazione Mer 10 Febbraio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

È ciò che esce dal cuore che rende impuro l’uomo

 

 

Marco 7, 14-23

In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

 

 

 

 

Nel lungo discorso sul puro e sull’impuro Gesù mostra il vero principio del male: il cuore dell’uomo, quando non usa delle realtà create per amare i fratelli.

Tutto questo cosa c’entra con il “pane” di Gesù?

Non a caso la discussione è centrata su leggi e tradizioni alimentari che impediscono di “mangiare”. In esse si esprime quella durezza di cuore che ci impedisce di vivere l’eucaristia, lui in persona che si dà a noi perché viviamo di lui.  Ma noi riduciamo la realtà di questo dono a un fantasma, perché restiamo in una religiosità formale, che osserva tutte le leggi, fuorché quella fondamentale di amare.

Nessun peccato allontana da Dio e dal suo pane quanto la pretesa di una bravura religiosa. “Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella legge; siete decaduti dalla grazia” (Gal 5,4).

L’autogiustificazione annulla la giustificazione, togliendoci la vera conoscenza di noi stessi come miseria e di Dio come misericordia. Ci spinge a fare di tutto, fino a sforzarci di amare, piuttosto che accettare di essere amati gratuitamente e fidarci di lui. Così il nostro cuore resta duro, morto e calcificato, sordo e cieco all’amore e alla vita. Abbiamo occhi che non vedono, orecchi che non odono.

Gesù, con il suo “pane”, non solo diagnostica, ma anche ci guarisce dalla nostra sordità e cecità.

Gesù è il maestro capace di scrivere nel nostro cuore la legge interiore dell’amore. E lo fa mediante la memoria iterata del suo “pane”, che ci rivela e dona un Dio che ci ama senza condizioni.

Il discepolo mangia questo pane e ne vive, anche se immondo. Fonda la sua vita non sulla propria osservanza della legge, ma sulla sua grazia. Deve sempre guardarsi dal legalismo e da tutte le tradizioni – anche sante! – che riducono la realtà del Signore a fantasma. Inoltre, accetta tutto il creato come buono, e sa che il male procede dal suo cuore di pietra, ancora incapace di amare.

Nella preghiera chiedo al Signore di conoscere la mia durezza di cuore, e tutte le mie tradizioni, attaccamenti e abitudini che mi impediscono di vivere la legge dell’amore.