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Giustizia, Verità, Amore

 

Leggendo questo testo del Vangelo di oggi, viene spontaneo chiedersi, alle parole “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli”, come classificare le guarigioni “fuori legge” che Gesù compì in giorno di Sabato.

Evidentemente dobbiamo precisare alcuni aspetti.

È vero: Gesù è il compimento stesso della Legge, ossia il suo superamento. Lui ha caricato su di sé le maledizioni di una Legge a cui non potevamo adempiere e che, da strumento di salvezza, era diventata nostra maledizione, riducendoci a schiavi. Questo non perché Dio, supremo legislatore, volesse la nostra rovina. Ma perché, secondo le opere della Legge, ci impuntiamo a salvarci da soli. Il punto debole della Legge non sta nella Legge stessa ma nel modo nostro di volerle dare compimento in una autoreferenziale ricerca di stati di utopica perfezione.

Il secondo punto da chiarire, rispetto a quanto dice Gesù, è relativo alle parole: “Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli”. Quale Legge dobbiamo osservare e, soprattutto, come? Proprio poco fa parlavamo della Legge come maledizione…

Provo a spiegare così: Se Cristo viene a dare compimento alla Legge, lui, unico ad averla osservata fino in fondo, lui, unico giusto, vuol dire che proprio lui è anche metro e misura della Legge. La Legge va guardata e vissuta con i suoi occhi. Se è così, allora, pienezza della Legge è l’amore, nelle sue mille declinazioni. Non esiste verità né giustizia senza amore. E se l’amore è davvero tale, non potrà che essere vero e giusto.

 

 

Spunti di riflessione:

  • Come coniugo giustizia, verità e amore nella mia vita?