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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Mer 10 Marzo

Meditazione Mer 10 Marzo

Meditazione Mer 10 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Compimento di Gesù siamo noi

 

Matteo 5, 17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

 

 

Il percorso che ci propone il Vangelo di Matteo può andare in contrasto con la nostra cultura individualista che crede in una libertà assoluta e che di conseguenza pensa alla legge come a una limitazione dell’individuo.

È interessante in questo tempo di pandemia come ogni proposta di legge sia vista come una privazione, tutti noi abbiamo amici e parenti che sono stati ricoverati, alcuni con conseguenze davvero pesanti, altri addirittura ci hanno lasciato, ma il tentativo dei governi mondiali di arrestare questo è visto come privazione e addirittura inganno.

Dobbiamo evitare un ragionamento solo politico che rischia di sviarci dal messaggio del testo. Gesù nel Vangelo dice che è venuto a compiere la Torah, quella stessa Torah che Mosè consegnò nelle mani del Popolo di Israele, come si dice nella prima lettura.

Nel Deuteronomio si afferma che la legge è data per vivere ed entrare nella terra donata da Dio, è la legge per la vita: terra, fecondità e legge sono intimamente legate. La legge è saggezza del vivere pratico, dell’avere relazioni di fratellanza, come ricorda Papa Benedetto XVI nella Deus Caritas Est al punto 9.b: «Il rapporto di Dio con Israele viene illustrato mediante le metafore del fidanzamento e del matrimonio…La storia d’amore di Dio con Israele consiste, in profondità, nel fatto che Egli dona la Torah, apre cioè gli occhi a Israele sulla vera natura dell’uomo e gli indica la strada del vero umanesimo. Tale storia consiste nel fatto che l’uomo, vivendo nella fedeltà all’unico Dio, sperimenta sé stesso come colui che è amato da Dio e scopre la gioia nella verità, nella giustizia — la gioia in Dio che diventa la sua essenziale felicità».

La Torah è quindi relazione sapiente – felice di amore con Dio e quindi con ogni sorella e fratello, se sfugge dal cuore dell’umanità (Cf. Dt 4,9) cade nel tradimento, e sappiamo bene che questo può accaderci: vivere una vita parallela che non è la nostra, segnata dalla rimozione del rimorso e piano piano diventa la non vita che vivo, e quindi la tomba! Quante persone vivono questo nei drammi delle dipendenze e non ne riescono ad uscire?

La Torah non è un precetto scritto, anche fosse: «ama il prossimo tuo come te stesso» (Mt 22,39), ma è la vita, anzi come dice Papa Benedetto è la direzione, la via è quindi Cristo che ne è il compimento! Gesù chiama intorno a sé donne e uomini affinché «Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine» (Mt 24,14). Il Compimento di Gesù siamo noi cristiani, Gesù pone tutta la sua speranza nel Padre e nello Spirito Santo che agiscono in noi, così il Cristo ci può dire: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,48).

Il Signore si è preso davvero un bel impegno con l’umanità! La sua fiducia è sconfinata, ma non ingenua, infatti nel Vangelo ci dà un minimo: non trasgredire e non insegnare la trasgressione, è un minimo rispetto al quale dobbiamo avere grande riconoscenza: quanti testimoni abbiamo conosciuto che non ci hanno dato scandalo? Magari andando contro il loro stesso interesse, abbiamo conosciuto addirittura alcuni che con la loro vita hanno compiuto quanto sentivamo nel Vangelo?

Con i testi di oggi siamo chiamati a ricordare e a pregare per tutti i testimoni che con la loro vita, o anche con piccoli gesti, hanno testimoniato la Torah, hanno dato vita al Vangelo: nella nostra preghiera di oggi ricordiamone i volti, le parole, le gesta e ringraniamo. Come dice la colletta di oggi: “con la purezza del cuore” ovvero con il cuore rivolto a te o Dio, ritroviamo la concordia nella preghiera, siamo comunità di fratelli e sorelle radunati intorno al compimento della legge, Tuo Figlio Gesù Cristo.