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Pratiche della vita spirituale

 

Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sugli atteggiamenti ipocriti che nella vita spirituale, spesso, corriamo il rischio di assumere. Gesù riferisce l’ipocrisia a tre situazioni particolari: l’elemosina, la preghiera rituale e il digiuno. Sono tre azioni che caratterizzano e, forse, fanno da metafora all’intero cammino spirituale.

Tanto si è scritto su queste tre pratiche, su queste tre virtù. Ci esercitano alla modestia e ci educano in tre diverse dimensioni: nella relazione con gli altri, attraverso il porre sollievo alle loro indigenze, nella relazione con Dio, coltivando l’amicizia con lui, e nella relazione con le cose del mondo, sapendocene distaccare e vivendo senza il continuo appropriarcene.

Sono tre atteggiamenti la cui ricompensa, i cui frutti sono, nello stesso ordine, compassione, devozione e libertà. Sono frutti: non è, forse, all’inizio la compassione autentica che ci spinge all’elemosina. Piuttosto, magari, è vero il contrario: elemosinando impariamo sempre meglio a prenderci cura degli altri e delle loro miserie. E così negli altri casi.

Ma centrale nel brano è la denuncia dell’ipocrisia che può minare sin dalla radice queste pratiche, che se sono solo pratiche, corrono il rischio di perdere di valore. Si tratta piuttosto di attitudini profonde, stati dell’anima.

Nel cammino spirituale, infatti, prendi via via coscienza d’essere tu il povero, d’essere tu completamente dipendente da Dio, d’essere tu il destinatario, senza alcun merito, dei beni del creato.

Sono la tua indigenza, la tua creaturalità e il tuo bisogno continuo ciò che questi atteggiamenti, che diventano doni, finiscono con il sottolineare.

Ma può succedere anche il contrario. Facendo elemosina posso finire davvero per credermi più ricco. Così pregando: posso arrivare a credere che Dio abbia bisogno della mia lode, che il vero Dio sia io. E, infine, così, digiunando: pensarmi indifferente, superiore, superbo.

Posso, cioè, generare dentro me una comprensione completamente capovolta di ciò che le tre pratiche vorrebbero, in realtà, suscitare.

Da qui viene l’ipocrisia, lo svuotamento di senso delle pie pratiche, qualsiasi esse siano.

E, con l’ipocrisia, matura l’irrigidimento: è questa la prova del nove dell’autenticità nella nostra vita spirituale.

Quando iniziamo a misurare gli altri sulla base del loro elemosinare, pregare e digiunare siamo già fuori strada. Quando iniziamo ad avanzare pretese, perfino verso Dio, quando la devozione si trasforma in giudizio, quando le nostre piccole privazioni sono pervase da amarezza e disillusione o da pretensione e petulanza … In questi casi sarà bene agere contra e dedicare maggiore spazio alla gratuità e alla gratitudine verso l’unico Signore di tutte le cose, che semina la sua presenza negli altri e nel creato intero.

 

 

Spunti di riflessione:

  • Oltre al digiuno, alla preghiera rituale e all’elemosina, tante sono le pratiche e le attitudini proprie della vita spirituale, magari anche riconducibili a queste tre. Quali caratterizzano il mio cammino? Come le vivo? Fanno bene alla mia salute spirituale?