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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Mer 17 Marzo

Meditazione Mer 17 Marzo

Meditazione Mer 17 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Dalla lamentazione alla gratitudine

 

Giovanni 5, 17-30

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato

 

 

 

 

Per ogni essere umano un passaggio importante da fare è quello dalla recriminazione e dal lamentarsi alla gratitudine, cosa non semplice e non immediata. Molte rabbie ci appesantiscono la vita. Spesso la lamentela e la rabbia sono legate a un nostro progressivo isolamento unito a una vita fatta di tante cose dovute, di tanti meccanismi, dove la sorpresa è un atto affidato al gossip e al chiacchiericcio.

Nel vangelo di ieri vedevamo un paralitico guarito, ma il problema diventa la rabbia dei giudei per la questione del sabato. Come si diceva, capita spesso anche a noi: notiamo come la società ci tranquillizza dentro un sistema di ingiustizie e, invece, l’integrazione e il ritrovare la speranza crea molte tensioni in una società che per sua natura divide e protegge. Così succede spesso che al cambiamento, anche in positivo, si contrastino mille dubbi e mille lamentele.

Col Vangelo di oggi il cristiano è chiamato a discernere ogni cosa, non in uno spirito critico, ma piuttosto riconoscendo come il Padre opera! È quanto ci invita a fare oggi Gesù: «Il Padre mio opera sempre e anch’io opero!».

I giudei del tempo a questa affermazione hanno una risposta facile: Dio si è fermato il settimo giorno! Invece, Gesù invita a contemplare il Padre che opera ancora, la creazione non è terminata, come leggiamo nella prima lettura di oggi del profeta Isaia: l’opera di Dio è senza sosta: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai».

Gesù ci invita a contemplare questo operare di Dio senza “mai” sostare, e questo “mai” si basa sulla relazione tra Padre e Figlio. Dio non è un solitario stacanovista, ma è comunione, nella relazione opera incessantemente, perché come una madre non dimentica! E cosa sta al cuore il Padre? Ha a cuore la vita, la vita che vince la morte, come abbiamo visto per il paralitico di ieri!

Al Figlio, Gesù, è dato il potere di giudicare. È in virtù del mistero dell’incarnazione che Dio ci conosce fino in fondo, Gesù ha vissuto la nostra natura umana e ci conosce, può quindi entrare in relazione con noi. Il giudizio infatti non è quello di un giudice super partes, ma di un Dio che ha preso parte alla nostra vita e quindi può guardarci faccia a faccia, perché Egli ci conosce! Come si afferma nel vangelo di oggi (Gv 5,24), la vita di Dio è mediante Gesù, e quindi la sua Parola ci dà vita: chi ascolta il Figlio passa dalla morte alla vita!

L’ora di cui parla Giovanni è la morte e resurrezione del Figlio, con la Croce Gesù ha redento il mondo. La presenza di Gesù in noi attraverso lo Spirito santo: «in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno». Nella Croce Gesù realizza la parola vivificatrice del Padre!

Questo dono, il dono dello Spirito, è dalla comunione tra Padre e Figlio perché possiamo formare la Chiesa: essere membra vive di Cristo.

Tutto questo si basa sull’ascolto della volontà del Padre: «Da me, io non posso far nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 5,30).

Oggi la liturgia ci dà quindi due buone notizie per passare dalla recriminazione alla speranza: Dio è al lavoro sempre per noi, anche se noi ci dimenticassimo di Lui (Is 49, 8-15); la seconda buona notizia è che Gesù incarnandosi diventa il mediatore e quindi giudice, ma anche ci fa conoscere la volontà del Padre attraverso la sua vita, morte e Resurrezione.

Tutto questo però richiede la nostra conversione, in particolare uno spirito di gratitudine, come insegna Sant’Ignazio negli Esercizi spirituali, nella nota contemplazione per raggiungere l’amore (cf. ES, 230-327).

Per vivere la volontà del Padre siamo invitati ad immergerci nel suo amore, e questo per Sant’Ignazio è un cammino che inizia col chiedere la conoscenza del tanto bene ricevuto (cf. ES, 233); per questo sono invitato a richiamare alla mia mente come Dio è presente in ogni cosa, non dimentica nessuno (cf. ES, 235)! Non solo è presente ma lavora instancabilmente (cf. ES, 236).

Chiediamo al Signore di vivere questo spirito di gratitudine affinché possiamo discernere più liberamente la volontà del Padre nel Figlio per mezzo dello Spirito Santo