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Meditazione Mer 20 Gennaio

Meditazione Mer 20 Gennaio

Meditazione Mer 20 Gennaio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Stendi la mano

 

 

Marco 3, 1-6
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

 

 

 

 

 

Tutta l’azione di Gesù punta sul guarirci la mano, chiusa nel possesso, perché accolga il dono del sabato.  Questo miracolo è questione di vita o di morte. Non basta che il Signore ci faccia il dono; ci deve dare anche la mano per prenderlo. Diversamente cade a terra.

Tutto ciò che Gesù finora ha fatto, e che culmina nel cibo sabatico, immagine della vita divina, lo vuol donare a me personalmente.  Guarisce quindi la mia mano, perché la tenda, libera il mio desiderio, perché si protenda al suo dono.

È il miracolo più difficile di Gesù: gli costerà la vita. Infatti subito dopo il potere religioso si allea con quello civile per eliminarlo. Ma la sua croce sarà insieme il più grande male e il massimo bene: smaschererà satana e il male che ci fa impedendoci questo desiderio, e insieme rivelerà Dio e il bene che ci vuole, capace di intenerire anche il cuore più indurito.  Le sue mani inchiodate scioglieranno la nostra mano rigida.  Si profila all’orizzonte l’albero dal quale penderà quel frutto verso cui possiamo e dobbiamo tendere la mano, per diventare come Dio.

Questo racconto chiude una tappa del vangelo, in cui Gesù ci ha rivelato chi è lui in ciò che fa per noi.  Segna anche una svolta decisiva nella sua vita: sarà costretto a “ritirarsi” definitivamente “presso il mare”. Lì, con la potenza della sua parola, inizierà il nuovo esodo. Libererà il popolo dalla schiavitù del male, della malattia e della morte e lo convocherà nel deserto, dove lo nutrirà con la sua manna.

Sono i sacramenti fondamentali della Chiesa: l’annuncio, il battesimo e l’eucaristia, che sono rispettivamente la chiamata alla vita nuova, il dono e lo sviluppo di essa.

Gesù completa la sua rivelazione: colui che vuol mondarci dalla lebbra è il Figlio dell’uomo che perdona e dà piedi per seguirlo, mangia coi peccatori e si proclama medico e sposo, fa il dono del sabato e guarisce la mano per riceverlo. È lo stesso che finirà in croce portando su di sé la nostra lebbra, il nostro peccato, la nostra paralisi, il nostro digiuno, il nostro silenzio, la nostra durezza di cuore.  In cambio dei bene che ci dà, avrà tutto il male che ci spetta.

Il Discepolo è colui al quale il Signore apre il cuore e la mano, per desiderare quanto lui è venuto a dare. L’uomo, fatto per amare, è di sua natura desiderio. Gli manca sempre l’essenziale, l’infinito di cui è bisogno.  Tutto quanto produce non lo riempie: è inferiore a lui. Fatto per l’altro, non può produrlo, ma solo accoglierlo. Il desiderio non fa nulla; eppure tutto accoglie, ed è capace di tutto, anche di Dio.  Questi, che non è raggiunto da nessuna nostra azione, è attratto dal nostro vuoto.

Togliere all’uomo il desiderio, è togliere all’uccello un’ala: invece di spiccare il volo, gira goffamente su se stesso.

Signore Gesù, guarisci la mia durezza di cuore, liberami dalle paure e dalle false autosufficienze. Aprimi la mano; donami il desiderio di te, che è la mano per accogliere il dono che mi fai.