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Dio ama il mondo da dare la vita in pienezza

Il vangelo di oggi è davvero una Buona Notizia, annunciata non a coloro che si credono già salvi, ma a tutti quanti hanno in cuore domande angoscianti che derivano dall’esperienza della propria vita.
Ogni uomo avverte se stesso come un condannato, perché dinanzi a sé vede la morte come termine ineluttabile. Essa ci appare come cessazione della vita e di ogni relazione in cui abbiamo trovato gioia; la morte è sprofondare nell’annientamento: è diventare polvere.
Percepiamo la morte come la condanna che Dio ha pronunciato sull’uomo a causa del suo peccato.
Gesù nel vangelo di oggi corregge radicalmente questa visione della realtà.
Il Signore proclama che Dio vuole che l’uomo viva e per questo ha dato il Figlio agli uomini.

Gesù contraddice il nostro modo di vedere: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna».
Dio è buono e ama le sue creature. Non dobbiamo comprare la sua benevolenza, è piuttosto Dio che si offre a noi nel suo Figlio.
Il mistero dell’Incarnazione non è un giudizio sul mondo e sugli uomini, ma il desiderio di condividere proprio di Dio in quanto amore.
Questa pagina evangelica ci apre alla speranza: non sono i nostri sacrifici che ci salvano ma l’offerta di Dio che manifesta il suo amore per noi. A noi è chiesto solo di condividere la sua vita, di abbracciare il suo stile, le sue scelte, entrando anche noi nel suo amore.
Condividere è mangiare la «carne» di questo sacrificio, vivere della vita nuova che esso comunica, perché è la vita stessa di Dio.
Non credendo in Gesù e non nutrendosi di lui, non si può avere in noi la vita eterna.
Chi, dunque, sarà libero dalla paura, che già anticipa la morte?
Chi crede a questa buona notizia sarà libero e vivrà nella luce non più come un morto, e cambia la sua vita vivendola secondo ciò che Gesù ha insegnato.
La Pasqua è un modo nuovo di vedere il mondo e la realtà. Se guardo il creato, ogni uomo, me stesso come un soggetto di amore infinito da parte di Dio, allora lascio che la speranza inondi il mio cuore.

Come vivere questo tempo non facile, che prospetta legittime preoccupazioni alla luce della Pasqua, della salvezza, della vita che non tramonta?
La pagina degli Atti dà testimonianza di questo: gli Apostoli sono in prigione, ma le tenebre della prigionia non possono trattenere la luce che hanno dentro di loro.
La vita del Risorto non può essere bloccata, essa si diffonde.
La libertà del cuore dei credenti in Cristo si manifesta anche in modo prodigioso, rendendo possibile la testimonianza della risurrezione di Cristo.
La testimonianza è una condivisione di un dono ricevuto che avviene subito – dice il testo: all’alba -; cioè inaugura una luce che sorge, un piccolo bagliore che però non conoscerà tramonto.

Signore, vincitore della mia morte, fa’ che questo tempo pasquale rinnovi in me lo slancio e la riconoscenza verso il tuo amore. Fa’ che la mia vita non sia vissuta sotto il giudizio, la paura, l’egoismo ma nella continua scoperta del tuo amore salvante, perché possa condividerlo e testimoniarlo nella speranza… dare ragione a tutti e prima a me stesso della speranza che è in me.