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Attesa come ascolto

 

 

Luca 1, 57-66
In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose.
Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?».
E davvero la mano del Signore era con lui.

 

 

 

 

In questa ultima settimana del Tempo di Avvento, ci stiamo facendo accompagnare dall’icona che ci è stata proposta nella Quarta Domenica d’Avvento: l’atteggiamento di attesa di Maria nell’Annunciazione (Lc 1,26-38).

Nel Vangelo di oggi, ritroviamo una coppia che già abbiamo incontrato lungo questo tempo di Avvento e che ci ha offerto una particolare testimonianza di attesa e di preparazione ad essa. In particolare, Zaccaria ed Elisabetta non hanno riconosciuto la visita del Signore, non hanno riconosciuto il suo dono, non hanno riconosciuto la gratuità del suo agire.

Zaccaria in quell’occasione ha perso l’uso della parola. Tutto questo è sembrato esprimere un’azione punitiva quasi eccessiva da parte dell’angelo che l’aveva visitato. In realtà, non si tratta di una punizione: il Signore non ha bisogno di metterci paura e di darci bacchettate. L’angelo, con quella scelta, ha voluto dare a Zaccaria l’opportunità di ascoltare e diventare consapevole di ciò che stava accadendo e di come la misericordia del Signore stava visitando lui, sua moglie e il dramma della sterilità che vivevano.

Zaccaria fa tesoro di questa opportunità e ritrova la parola nel momento in cui questa coppia, insieme con la comunità, presentano il bambino al Signore.

Sono consapevole dell’importanza dell’ascolto?

Adotto degli accorgimenti per favorirlo?