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Dare il nome

 

Guardando al vangelo e alla festività di oggi, la nascita di Giovanni il Battista, devo ammettere che da sempre sono rimasto colpito dal modo e dal momento in cui Zaccaria esce dal suo mutismo, dopo l’incontro con l’angelo, nel Tempio, incontro durante il quale, a causa della sua incredulità, perse l’uso della parola.

In effetti, trovare il nome giusto, la parola corretta per descrivere quanto ci accade sarebbe il modo ordinario di dare senso alle nostre parole, da una parte, e dare valore alla nostra stessa vita, dall’altra.

Non è, però, operazione semplice. Tanto spesso ci capita non solo di non saper riconoscere cosa ci accade, ma anche di non trovare le parole giuste per esprimerlo.

A volte, crediamo che le parole risolvano tutto, ci permettano di dominare il mondo, ci offrano padronanza sulle cose e sugli eventi… Poi ci accorgiamo che le parole più significative sono quelle che vengono preparate e affinate dal silenzio, come se proprio il silenzio fosse la terra in cui le parole mettono radici.

Zaccaria dà il nome a suo figlio, confermando le parole di Elisabetta. Riconosce la verità di ciò che l’incontro con l’angelo gli aveva mostrato. Ne scorge il senso. Solo allora, dopo tale riconoscimento, le sue parole tornano ad avere un senso. E “parla benedicendo Dio”. Perché è esperienza di Dio riconoscere ciò che siamo, offrire parola a ciò che siamo e tornare, così, a coincidere con noi stessi.

C’è, forse, anche tutto questo nella tavoletta di Zaccaria, su cui è scritto il nome “Giovanni”: un percorso di conversione verso verità di sé, nello stupore di una gravidanza insperata e, adesso, di un figlio che sembra un miracolo. Già, perché quando ascoltiamo la parte più vera e profonda di noi, la speranza torna a fiorire. Una volta che ci accogliamo per ciò che siamo, senza maschere e ipocrisie, e riconosciamo, “diamo nome”, con sincerità, a ciò che viviamo ci apriamo alla possibilità di crescere autenticamente, senza strappi o castrazioni, senza cesure o censure.

La storia di Giovanni sarà poi altra cosa: Giovanni farà il suo cammino, seguirà e cercherà le sue risposte, ma oggi è festa per i suoi genitori. Non solo perché il bambino è nato: è festa perché i suoi genitori hanno ritrovato se stessi nell’esperienza della loro genitorialità. Hanno ritrovato il nome giusto per vincere la tristezza e la monotonia insoddisfatta in cui vivevano e si sono aperti, finalmente, alla vita, che, nuova, torna a germogliare.

 

 

Spunti di riflessione:

  • So dare nome alle “cose” della mia vita?
  • So riconoscermi per ciò che sono e per quanto vivo?