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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Mer 26 Maggio

Meditazione Mer 26 Maggio

Meditazione Mer 26 Maggio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Che cosa volete che io faccia per voi?

 

Marco 10, 32-45

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

 

 

Siamo all’ultima delle tre predizioni che scandiscono la seconda parte del vangelo di Marco. Tutto il cammino a Gerusalemme è un confronto tra il discepolo e “la Parola”.  Questo è quasi un sommario puntuale di quanto tra poco deve accadere.  Il discorso non può essere più chiaro ed esplicito. Ma la luce piena non fa che evidenziare la cecità del discepolo.  Gli occorrono occhi nuovi e cuore nuovo.

All’inizio del brano Marco ci presenta un corteo silenzioso che va in salita: innanzi sta Gesù, dietro tutti gli altri, stupiti e impauriti.  Egli prende “di nuovo” i Dodici in disparte – l’aveva già fatto altre volte – perché ascoltino con precisione ciò che solo dopo potranno comprendere e poi annunciare. È il mistero della fede, davanti al quale per ora sono sempre più ciechi

Il viaggio a Gerusalemme ha come termine la consegna del Figlio dell’uomo.  C’è tutta una serie di verbi, messi in fila con la semplice congiunzione “e”. Esattamente sei – la cifra dell’uomo! – descrivono la nostra azione: condannare, consegnare, schernire, sputacchiare, flagellare, uccidere. È come la somma di tutto il male, che raggiunge la sua consumazione nell’uccisione di Dio stesso.

Ma la parola definitiva non spetta a noi, bensì a lui: dopo tre giorni risorgerà.  Chi ha detto la prima, si riserva anche l’ultima! Egli ci lascia liberi; ma ingloba la nostra azione nella sua, offrendoci un dono impensabile.

Vedendo la reazione dei discepoli, ci si può chiedere se tutta l’istruzione di Gesù non sia stata inutile. Infatti, al crescere della luce, cresce anche la cecità.

Il dialogo tra Gesù e i discepoli è tutto un gioco di equivoci. introdotti da un “ma”, dove ognuno continua a dire una cosa diversa dall’altro, come avviene tra sordi.

Gesù non è il Cristo dei loro desideri, ma quello della promessa di Dio.  Essi lo amano; ma a modo loro, senza conoscerlo. Ne hanno fatto come un’incognita, cui danno di volta in volta il valore della loro volontà di potenza. È istintivo per l’uomo fare dei propri desideri il proprio assoluto. L’uomo sostituisce naturalmente Dio con qualunque nome che gli garantisca di perseguire le proprie brame.

Criterio divino di salvezza invece è la “carne” di Gesù, cioè la sua debolezza fino alla croce, che delude ogni attesa dell’uomo, religioso o meno.

La reazione dei discepoli alla terza predizione della passione è peggiore delle precedenti.  Dopo la prima ci fu il diverbio esplicito con Pietro, che pensa secondo gli uomini e non secondo Dio.  Dopo la seconda ci fu l’incomprensione e il mutismo da parte di tutti, intenti a litigare su chi fosse il più grande.

Ora ci si aspetterebbe un minimo di comprensione. Ma è come se Gesù non avesse detto niente. I due prediletti, invece di ascoltarlo e fare la sua volontà, vogliono che lui faccia la loro! È il capovolgimento del rapporto fondamentale di fede. Essi vogliono che lui sia garante in cielo dei loro deliri di onnipotenza in terra.

Abramo, modello dei credenti, fu il primo a non scambiare la fede con le proprie sicurezze. la verità con le proprie certezze. L’uomo è desiderio.  Gli manca sempre qualcosa, e la cerca e la chiede.  Gesù educa il desiderio dei discepoli, perché cerchino e chiedano ciò che Dio vuol donare.

Qui siamo allo scontro decisivo tra il desiderio di Dio per l’uomo e quello dell’uomo nei confronti di Dio. Ne va dell’essenza stessa di Dio: la Gloria. Per Gesù essa è amore che si fa servo, schiavo e ultimo di tutti; per gli uomini di tutte le razze.

I discepoli hanno lo stesso peccato del mondo. Ciò non è grave, perché ogni peccatore è salvato! È grave invece non riconoscerlo, perché chi non lo riconosce, rimane in esso.

Il “non così è tra voi!” è il grande miracolo che Gesù compie nella sua comunità, illuminandola della sua Gloria.

Gesù conclude il suo insegnamento, inteso a farci ammettere la nostra cecità. Il medico ci ha comunicato la diagnosi; attende che gli concediamo di guarirci.

 

Gli chiedo ciò che voglio: non essere sordo e cieco davanti al mistero della sua croce che è la mia salvezza. Gli chiedo anche di vedere la sua gloria, bere il suo calice, ricevere il suo battesimo. Aprimi, Signore, gli occhi sul tuo mistero di umiliazione.  La tua gloria è essere servo e schiavo di tutti per amore, fino a dare la vita.