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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Mer 27 Gennaio

Meditazione Mer 27 Gennaio

Meditazione Mer 27 Gennaio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Il seminatore uscì a seminare

 

 

Marco 4, 1-20
In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

 

 

 

 

Quando ascoltiamo il Vangelo spontaneamente pensiamo alla necessità di essere nelle disposizioni adatte per accogliere la parola. Per questo, Gesù non ci propone l’ascolto della Parola come un insegnamento ideale, ma ci dà una testimonianza che impegna prima di tutto lui, come maestro, nell’esercizio dell’ascolto. L’affamato è Gesù e stare con lui significa condividere la sua fame, avendo come cibo di cui nutrirsi la Parola che si ascolta.

Il Signore ci rivela il fondamento su cui si costituisce la sua comunità: l’ascolto di una Parola che è segno della gratuità dell’amore di Dio che parla, ed è perciò anche la libertà per eccellenza. Dio parla per amore. Gesù vuole educarci all’ascolto, perché sa che il cuore si aprirà là dove la Parola è ascoltata.

Questo insegnamento di Gesù, sulla riva del mare, è inaugurato dalla parabola del seminatore, che è una parabola programmatica.

Il seme è la Parola, ma in realtà, Gesù sta parlando di sé, del suo essere proteso verso gli uomini per ottenere l’ascolto, ossia il frutto del seme gettato.

Questo seminatore getta il seme su un terreno, e poi su un altro, e su un altro ancora, ma non ottiene il frutto desiderato. Eppure il seminatore continua a seminare, solo perché è convinto che il seme gettato troverà finalmente una terra buona, un cuore aperto che produrrà un frutto che non delude.

Gesù confida più nella forza del seme che nella qualità del terreno che lo accoglierà.

Il Signore vuole interpellare il nostro cuore perché conosce per esperienza la potenza salvifica della parola ascoltata. Per questo a noi, che ci riconosce come discepoli, offre la spiegazione della parabola.

Gesù vuole scavare nel nostro cuore per ottenere da noi l’ascolto. Paradossalmente la parola ci alimenta, nel momento stesso in cui scava in noi l’esperienza di una fame mai sperimentata. Per spiegarcelo Gesù ci dà la testimonianza diretta di se stesso.

Il Signore vuole educarci nell’ascolto e non ha altro da dire che quanto coincide con il suo essere ascoltatore della Parola.

La parola, l’ascolto e il dialogo è il modo in cui Dio ci offre i suoi doni, mettendosi in relazione con noi per colmarci del suo amore.

È dopo un apparente fallimento che la parola di Dio rivela completamente la sua solidità e fecondità; così come la pienezza del Regno di Cristo si realizzerà solo dopo l’ora della croce.

Chiediamo al Signore di accogliere sempre più la parola come un dono di amore che ci dia la fame della salvezza, soprattutto nei momenti più difficili. Crediamo che il progetto di Dio è più forte e tenace di ogni nostra resistenza e lasciamoci educare all’ascolto perché attecchisca nella profondità del nostro cuore.