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Vivere nella gioia di una risurrezione condivisa

La Parola di Dio che oggi la liturgia ci propone ci fa uscire dalla lettura continua del Vangelo di Giovanni in ragione della festa di Santa Caterina da Siena.
In realtà, però, è possibile accostarsi a questo testo in una prospettiva pasquale.
Provo a spiegarmi.
Inutile ricordare che non siamo e non abbiamo a nostra disposizione testimoni della resurrezione, in senso stretto. La Parola di Dio ci presenta, piuttosto, “testimoni del Risorto”, ossia numerosi apostoli, discepoli, primi e nuovi seguaci che hanno incontrato Gesù, all’indomani della Pasqua.
In questa scia è innestata fermamente la vita della Chiesa e, in ultima analisi, Caterina da Siena con ogni santo e santa di Dio, fino ad arrivare a noi, credenti di oggi.
La fede nella resurrezione, condizione fondamentale per ogni vissuto di fede, si fonda sulla scommessa che, innanzi al sepolcro vuoto, ciascuno di noi ha fatto e fa, non sulla base di prove evidenti che ne dimostrino l’accadimento, non attraverso l’affermazione di immagini che ci trasporterebbero fino alla “rianimazione di un cadavere”, ma a partire dal bisogno, tutto umano, di dare un senso alla vita. Bisogno al quale il silenzio del sepolcro vuoto schiude un orizzonte, una possibilità, uno scorcio di ulteriorità di senso.
A questa esperienza può accedere chiunque, proprio perché chiunque avverte questa ferita, questa debolezza intrinseca, questa assenza di luce e chiarezza. Non parlo di una affermazione di forza, della roccia ben salda di una certezza granitica, ma esattamente del dubbio, dell’inquietudine, della domanda, della ricerca.
Ogni “cercatore di senso”, ogni uomo di buona volontà che non voglia arrendersi al non senso dell’esistere, rimane costitutivamente aperto alla trascendenza che il cristianesimo annuncia.
Se vogliamo, quindi, il canto di lode e l’esultanza di Cristo, bene espressi nel brano di Matteo di oggi (11, 25-30), con facilità, possono “star dentro lo zaino” di ciascuno di noi, nel nostro personale cammino di fede. Già, perché la possibilità che il sepolcro vuoto ci offre di dare un senso alla vita è possibilità aperta a quanti, affannati e stanchi, nell’accogliente ammissione della propria indigenza, vogliono offrire una chance, un’opportunità alla resurrezione di Cristo, prodromo della resurrezione universale dei credenti in lui, a monte e ben al di là della sola esperienza battesimale, così come, ad esempio, la storia di Cornelio e della sua famiglia in At 10, 1-48 ci mostra.
Lo Spirito del Risorto, infatti, parla la lingua di ogni uomo e concede ad ogni uomo di “parlare la lingua” della salvezza, la “lingua di Dio”, ciascuno secondo le proprie condizioni storiche, sociali e culturali di origine.
Santa Caterina di Siena, patrona di quest’Italia sempre più multietnica e multiculturale, frammento di un mondo che va in questa stessa direzione, risolutamente e nonostante ogni spinta contraria, cammini insieme a noi nella comprensione e nell’accoglienza gioiosa del mistero che il sepolcro vuoto ci dischiude.

 

Spunti di riflessione:

– Vivo le mie giornate nella gioia della resurrezione in cui il sepolcro vuoto mi propone di credere?

– Vivo nella gioia di una “risurrezione condivisa”, offerta ad ogni uomo e donna di buona volontà, dai più vicini a quelli a me più lontani?