Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze)

Credo la vita eterna

 

Nuova controversi nel capitolo 12 del vangelo di Marco e annotazione finale significativa sulla frustrazione di Gesù nel continuare a trovare incoerenza nella fede di Israele e sperimentare personale incomprensione.

Stavolta, l’occasione della diatriba viene offerta dai Sadducei, una delle correnti del Giudaismo contemporaneo a Gesù, trattando il tema della Resurrezione dei morti. Come accadde a San Paolo qualche decennio dopo, così toccò a Gesù: le sue tesi erano molto vicine a quelle dei farisei su questo punto. Inutile dire che proprio sul tema della Resurrezione, tra Sadducei e Farisei esistevano forti attriti. Quindi, anche nell’ambito dell’Israele delle Istituzioni tradizionali si stava cercando di capire che tipo di collocazione dare a Gesù, quale “etichetta” attaccargli, a quale partito affiliarlo. Gesù ha modo di comprendere quanto le interpretazioni date alla Legge Antica si discostassero dalla Legge stessa e questa esperienza di contatto con dottrine e “casi” accademici da discutere doveva certamente essere frustrante per uno che badava alla singolarità dell’individuo prima che al “caso” di scuola.

Entrando nel merito del nostro testo, non mancano anche per noi rischi di fraintendimento e riduzionismo. L’espressione “Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli” ha subito delle distorsioni, storicamente, già a proposito della vita religiosa e degli stati cosiddetti di perfezione. Ma anche riguardo all’antropologia testi come questo hanno costituito punti di appoggio per la denigrazione della sfera sessuale in genere.

Cerchiamo di concentrarci su questo punto che continua spesso a far discutere. La corporeità, nella visione cristiana, ben lungi dalla denigrazione, risulta essere uno degli elementi fondamentali della nostra fede. Il corpo, nel cristianesimo, riveste una importanza centrale non solo in ordine alla Resurrezione, ma già rispetto alla “grammatica” della salvezza: Cristo ci salva attraverso un corpo di carne e la sua carne Gesù lascia come pegno di eternità nel sacramento dell’Eucarestia. E lo fa per il bene del suo “corpo” storico che è l’intera Chiesa.

Inoltre, se alla luce dell’Eucarestia, guardiamo al sacramento del Matrimonio notiamo la stessa centralissima funzione che la corporeità riveste: il consenso fra i coniugi, infatti, resta fondamentale ai fini della validità di un matrimonio solo se a detto consenso segue la vita anche sessuale della coppia.

Circa lo specifico della resurrezione, infine, la fede cristiana ci invita a credere nella resurrezione dai morti, con il nostro corpo e la nostra storia personale in esso inscritta. Il presente testo lascia, semmai, al di fuori della vita celeste la dinamica propria del Matrimonio, perché nella natura di tutti i sacramenti vige il principio dell’anticipazione della pienezza celeste. Ora, nella nostra resurrezione, se c’è la pienezza non ha senso che permanga “l’anticipazione” di essa.

Questo resta vero anche nell’insistenza dei versetti successivi: il Dio di Gesù Cristo è il Dio dei vivi.  Versetti che sottolineano la continuità tra questa vita e la vita da risorti che ci attende. Vita che non sarà vincolata alla parzialità di questo mondo, ma sarà realmente piena: non decadranno i rapporti e le relazioni di prima. Piuttosto saranno portati alla pienezza dell’essere, alla loro realtà più profonda e vera.

 

Spunti di riflessione:

  • Cosa significa per me l’articolo del Credo che riguarda la resurrezione di ciascuno di noi?
  • Continuo a conservare dentro di me una reale “tensione escatologica”, ossia il desiderio profondo di pienezza che Cristo ci assicura nella Resurrezione?