• Tel: 06 697001 (centralino)

  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Mer 3 Marzo

Meditazione Mer 3 Marzo

Meditazione Mer 3 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Fallimento secondo la logica umana

 

Matteo 20, 17-28

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti»

 

 

Cominciamo con un aneddoto per cogliere come il Vangelo di oggi smascheri l’inganno.

Nel mio servizio come gesuita ho la grazia di conoscere e lavorare con molte persone: gesuiti, laici, religiosi, sacerdoti, e, in generale, persone di buona volontà. Un giorno visitai un’opera che lavora con poveri ed emarginati, un’opera che è sempre a corto di denaro. Avendo dipendenti da pagare il direttore è sempre molto preoccupato di arrivare a fine mese. Il direttore mi disse che qualche mese prima venne una persona molto famosa e offrì una quota in donazione pari a metà delle spese annuali dell’opera stessa. Dissi, ingenuamente: “che bello, potete respirare un po’!” E lui subito: “l’abbiamo rifiutata perché il mestiere di questa persona si lega con il mondo delle scommesse e quindi delle dipendenze, oltre che essere ingiusto che abbia così tanti soldi”.

Questo aneddoto ci porta a parlare di mezzi e fini; abbiamo purtroppo saldamente in testa l’adagio di Machiavelli che afferma: il fine giustifica i mezzi, abbiamo chiaro che non è così, ma certamente è il nostro istinto più o meno ingenuo a farcelo credere!

Sant’Ignazio ispirato dalla vita di Cristo, negli Esercizi Spirituali afferma: «L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e così raggiungere la salvezza; le altre realtà di questo mondo sono create per l’uomo e per aiutarlo a conseguire il fine per cui è creato. Da questo segue che l’uomo deve servirsene tanto quanto lo aiutano per il suo fine, e deve allontanarsene tanto quanto gli sono di ostacolo».

Ritrovare l’ordine delle cose è la lezione che mi è stata dato da quel direttore d’opera: «noi ci affidiamo alla Provvidenza e non al denaro o alla fama, e se questi sono ricavati creando ingiustizia e povertà sono contro alla Provvidenza che lavora in favore del povero e del misero».

Gesù nel Vangelo di oggi è in cammino verso Gerusalemme e racconta ai suoi amici, che lo seguono da ormai tre anni, come si consegna nelle mani del Padre, una consegna non priva di perdite e rischi perché passa per il consegnarsi in mano ad assassini che lo uccideranno. Il fine di Gesù è quello di fare la volontà del Padre, i mezzi sono la predicazione e le opere, ma passa attraverso il fallimento della Croce, un fallimento nella logica umana (Cf. 1Cor 1,23), lo stesso fallimento che sottintende Ignazio quando parla di “allontanamento” da ciò che ostacola e che il mondo affascina.

I figli di Zebedeo, li ricordate? Sono due fratelli di Betsaida, Giacomo e Giovanni, chiamati da Gesù e pronti a lasciare la barca del padre immediatamente (Cf. Mc 1,16-20), ma anche di carattere focoso e poco disposti alla mediazione tanto, ad esempio, di essere pronti a bruciare con un fulmine un tale che predicava al posto loro (Cf. Lc 9,28), un carattere che li fa soprannominare anche “figli del tuono”. Non è chiaro se veramente fu la madre dei due fratelli a chiedere a Gesù quanto riporta il Vangelo di Matteo oggi, oppure furono loro direttamente, come invece ci racconta il Vangelo di Marco (Cf. Mc 10, 35-36). Fatto sta che i due (con la madre) vogliono che il “conto torni”, che ci sia un guadagno, che il loro fine sia raggiunto. Hanno ben capito che Gesù sta per morire e quindi la missione sta per fallire allora ci si attacca ai mezzi, al riconoscimento, al titolo, al denaro…

Gesù rimette in ordine le cose: «potete bere il calice che io sto per bere?», che significa: siete disposti ad essere consegnati al mio stesso destino (destino e calice sono simbolicamente sinonimi)? Loro dicono di sì, quindi possono consegnare la loro vita al Padre, perciò a questo punto, tutto dipende dal Padre: così ricorda loro Gesù.

Non è che gli altri dieci discepoli erano diversi da Giacomo e Giovanni, tant’è che scatta la lite e l’invidia: ci hanno portato via la medaglia!

Gesù a tutti e dodici (che pazienza!) propone di invertire i valori, perché capita nelle nostre vite che i mezzi diventano fini, che serviamo i poveri per avere riconoscenza e fama, che preghiamo per avere i doni di Dio e non ci interessa molto della relazione con Dio, che ci interessa il potere per essere serviti e non per servire, che, come Giacomo e Giovanni, vogliamo imitare il Figlio per essere serviti ecc.

Capiamo meglio il senso della colletta di oggi: «Custodisci, o Padre, la tua famiglia nell’impegno delle buone opere; confortala con il tuo aiuto nel cammino della vita e guidala al possesso dei beni eterni».

Quanto davvero il nostro fine sono i beni eterni? Quanto le nostre buone opere vogliono lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e così raggiungere la salvezza?

Capiamo dal Vangelo di oggi che non si tratta di essere teorici, spirituali, illusi, ma di essere pratici cercando la libertà di seguire Cristo e perciò portando ognuno la propria croce.