• Tel: 06 697001 (centralino)

  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Mer 30 Dicembre

Meditazione Mer 30 Dicembre

Meditazione Mer 30 Dicembre 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Parlava del bambino a coloro che attendevano la redenzione

 

 

Luca 2, 36-40
[Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

 

 

 

 

 

Dopo la presentazione del Pastore ai pastori, del Salvatore, Cristo e Signore agli umili, c’è quella ufficiale di Gesù al popolo a cui fu data la legge.

In questo sesto giorno la Liturgia ci fa riflettere e pregare su due aspetti particolari: la profezia e il silenzio.

Il primo aspetto viene impersonato dalla figura della profetessa Anna, la vedova che trova lo sposo. È la continuazione del racconto evangelico della Presentazione al Tempio di Gesù, di cui ieri abbiamo ascoltato la prima parte con la persona di Simeone. Da questa scena in poi, la profezia ha un nuovo valore: è attuazione di tutte le promesse antiche e Anna occupa un ruolo ed ha un compito del tutto particolare. È immagine di tutti coloro che, con la forza della fede, posseggono occhi allenati a vedere oltre il presente e nella speranza sono certi che Dio non delude mai. Questo significa che anche noi siamo invitati a saper leggere l’azione di Dio e gli avvenimenti che viviamo o ci circondano, andando al di là del proprio naso, oltre le nostre mani, oltre le azioni che crediamo ci appartengano. Come abbiamo ascoltato dal profeta, durante il tempo di Avvento, irrobustiamo le nostre ginocchia fiacche ed alziamo il capo: il Signore è venuto nel suo Tempio, nella sua Chiesa, in noi, è passato anche in questo tempo difficile, imprevisto del 2020, con il flagello del Covid 19.

La profetessa Anna (=favore di Dio) di Fanuele (=volto di Dio) della tribù di Aser (=buona fortuna) ha avuto il dono di poter vedere il volto di Dio in Gesù e riconoscerlo. Molto avanzata negli anni, è la donna sapiente che ha sofferto, ed ha frequentato sempre il Tempio, cioè è stata profondamente unita a Dio. Non lascia mai il Tempio e continua a perseverare nella sua attesa e a cercare, con digiuni e preghiere, con dolore e desiderio, notte e giorno. Vedova sin dalla giovinezza, è la figura di Israele e di tutta l’umanità che ha perso lo sposo e vive una vita vuota, esiliata dal volto del suo desiderio. L’incontro con l’atteso delle genti e quindi con il Dio di Israele avviene in quella stessa ora in cui il vecchio Simeone predice la croce e l’ora della contraddizione a Maria.

È in quel momento che il Signore si manifesta definitivamente al suo popolo, offrendosi apertamente a tutti.

Il secondo aspetto che caratterizza questo girono è: il silenzio. L’antifona d’ingresso della Celebrazione Eucaristica afferma: “Nel quieto silenzio che avvolgeva ogni cosa, mentre la notte giungeva a metà del suo corso, il tuo Verbo onnipotente, o Signore, è sceso dal cielo, dal tuo trono regale (Sap 18,14-15).

Il silenzio di Dio è il luogo e il modo privilegiato con il quale Egli si rivela al suo popolo. Ricordiamo il silenzio della teofania al profeta Elia nella caverna.

Ma il silenzio è il modo con cui l’uomo accoglie Dio che viene in mezzo a noi, nella nostra storia, nella nostra esistenza.

Ricordiamo anche il silenzio della notte della natività a Bethlem. Dio si manifesta a ciascuno di noi e parla al nostro intimo solo quando ci presentiamo a Lui nel quieto silenzio che avvolge ogni cosa che ci circonda. Quando facendo tacere il rumore delle cose che spesso ci assordisce o ci impaurisce, entriamo in un dialogo silenzioso con Dio. Quando tutto sembra sommergerci e la notte sembra essere giunta con il buio più totale, il Verbo di Dio scende in noi dal suo trono regale. Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi, ci annunzia la solennità del Natale.

Preghiamo e riflettiamo: proviamo ad immaginare interiormente la scena descritta dal Vangelo. Anche noi potremmo essere presenti nel Tempio mentre avviene tutto quanto la Parola di Dio ci ha descritto.

Qual è la mia risposta? Come accolgo in questo tempo di Natale l’annunzio che la profetessa Anna (= la Chiesa) oggi mi rivolge?