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Meditazione Mer 31 Marzo

Meditazione Mer 31 Marzo

Meditazione Mer 31 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Peccatori… ma redenti dall’amore

 

Matteo 26, 14-25

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

 

 

 

 

Il Vangelo di Matteo di oggi ci colloca durante l’ultima cena, la cena di Pasqua. Gesù celebra un nuovo inizio: la Chiesa ripeterà ogni giorno fino alla fine del mondo quei gesti che costituirono l’addio di Gesù e l’inizio della missione degli apostoli.

Avendo meditato ieri il tradimento di Giuda, oggi ci fermiamo di più sull’ultima cena.

L’ultima cena è l’alleanza promessa nel Primo Testamento e compiuta con i gesti e le parole di Gesù, parole e gesti che sono illuminati dalla vita terrena di Gesù e resi reali oggi per opera dello Spirito Santo.

A livello simbolico il cibo dice il nostro sostentamento, dice la nostra natura: siamo ciò che mangiamo. Perciò l’eucarestia dice il nostro essere promessi a Dio, resi santi perché Dio è Santo. Un gesto così semplice, un pane così piccolo, dice l’umiltà dei gesti e la forza della redenzione.

L’eucarestia, fin dall’inizio, è stato il banchetto che non solo ha formato la comunità ma di più ha stravolto l’immagine di Dio che ogni donna e uomo portano con sé: restituendoci il Dio creatore e redentore.

Ciò che attira la nostra curiosità in questo Vangelo è che la cena più importante della storia, venga celebrata in un luogo non definito, da un “tale”. Fu così anche per le prime comunità: a Corinto, Tessalonica, Colossi, Efeso, Malta, Roma ecc. la cena eucaristica fu celebrata da un tale o una tale, in casa di quelli che accolsero il lieto annuncio!

Con la crescita della Chiesa, la comunità è diventata la casa comune: la parrocchia, la rettoria, il santuario, la piccola chiesa ecc. Allora come oggi tra noi c’è di tutto e c’è il Giuda.

Lo riconosciamo fin dal principio della celebrazione, a volte lo diciamo un po’ distratti che riconosciamo i nostri peccati, eppure anche questo fa memoria ed è l’attualizzazione di quell’evento tanto lontano e tanto reale oggi: peccatori riconciliati. Del resto se fosse stato solo Giuda a tradire, non ci sarebbe stata la domanda: «sono forse io?» A ricordare come il peccato da un lato ci abita e dall’altro non ci escluda dalla salvezza.

Lo dice anche Gesù: «sta scritto», non che sta scritto che dobbiamo tradire, ma sta scritto da Adamo ed Eva a Caino, da Abramo e Sara al re Saul e re Davide, a Giuda, a me e te ecc. è raccontata la storia del Pastore che cerca la pecora perduta. I discepoli non capiscono, come noi che diciamo: Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli e sorelle che ho molto peccato… un po’ dormendo un po’ non capendo.

Con tutto questo Gesù prende il pane e ringrazia e benedice, in quel gesto si rievoca il lavoro dell’uomo e della donna, l’azione benefica di Dio, la comunità è già tutta presente come comunità di riconciliati.

Il pane e il vino sono anche simbolo del corpo e del sangue, della vita e dell’Alleanza e quindi della vita in Dio. Una vita che include le vite di tutti, il “molti” nel linguaggio ebraico significa “tutti”, come promesso da Dio attraverso il profeta Geremia (Cf. Ger 31,31).

Questo dono è attualizzato oggi attraverso simboli, ma si fonda su un gesto tanto inequivocabile quanto inevitabile: quello della morte e resurrezione di Gesù. Dice Gesù infatti già durante la cena che non berrà più il frutto della vite fino al giorno in cui con i discepoli sarà nel Regno del Padre. A dire come quel banchetto, allora, come l’eucarestia oggi, per Grazia anticipa il banchetto eterno: viene anticipato oggi e d’altro canto lo attendiamo quando potremmo finalmente viverlo in eterno.

Tutto questo è quello che passa attraverso il dramma del tradimento, o come dice la prima lettura attraverso i flagellatori.

Chiediamo la Grazia a Dio di vivere questo Triduo quanto più vicini possibile al Cuore di Gesù affinché possiamo essere redenti dal suo amore.