• Tel: 06 697001 (centralino)

Meditazione Sab 13 Febbraio

Meditazione Sab 13 Febbraio

Meditazione Sab 13 Febbraio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Quanti pani avete?

 

 

Marco 8, 1-10

In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano».
Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».
Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.
Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.
Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

 

 

 

 

Il vangelo riporta il racconto della seconda moltiplicazione dei pani.

Anche se richiama lo schema del primo racconto non si tratta di un doppione: perché tra la prima e seconda moltiplicazione dei pani c’è in mezzo il mare.

Il primo segno è al di qua del mare, in territorio di Israele, mentre il secondo al di là del mare in territorio pagano.

Il mare è simbolo dell’avversario, della minaccia del male che sempre insidia l’uomo, è immagine del blocco e dell’impedimento. È la soglia che va attraversata per entrare nella libertà.

Dopo il primo segno dei pani, i discepoli ora che si trovano dall’altra parte del mare, dovrebbero aver capito la lezione, invece non è così. Il loro cuore non è cambiato, non si sono convertiti, non hanno capito di avere Gesù con loro e quindi non entrano nella compassione del Signore, che gli spacca il cuore di pietra di fronte al bisogno di tanta gente.

I discepoli sanno vedere solo il deserto e la impossibilità di sfamare la folla, non vedono il poco che affidato al Signore e spezzato con il fratello può saziare la fame di ogni vivente.

Pur nelle difficoltà, c’è un pane spezzato al di qua e al di là del mare, che è l’unico pane spezzato che mette in comunione le due sponde. Questo pane spezzato è un segno eucaristico che rivela un cuore spezzato per amore, che fa l’unità della famiglia umana, che raccoglie attorno a sé i fratelli dispersi.

La volontà di Dio come ha aperto le orecchie e la bocca del sordomuto, oggi apre il nostro cuore alla novità del vangelo.

Colpisce la distrazione e la insensibilità dei discepoli di fronte a questo secondo segno dell’amore e della misericordia del Signore.

Il vangelo vuole convertirci, per introdurci nella novità di Dio, per liberarci dalla paura.

Non è il cuore del pagano o del lontano che non si rende accogliente dell’offerta buona di Dio, ma il cuore del discepolo che non entra nella compassione del Signore.

Il cuore, però, che non si apre per amore si frantuma per il proprio egoismo, invece di riversare la vita rovescia su tutti la morte. Questo peccato di idolatria in noi si produce nei nostri attaccamenti disordinati.

Quando non poniamo speranza in Dio, quando vogliamo realizzare la nostra volontà, il nostro cuore si chiude, si indurisce e diventa impermeabile alla parola del vangelo.

Nella preghiera chiedo di comprendere che il pane dell’uomo è la compassione del Signore, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.