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La salvezza è dono gratuito di Dio

 

Proseguendo nella stessa linea del vangelo di ieri, il brano di oggi ci riporta alla realtà del nostro volontarismo innanzi alla schiavitù a cui la Legge ci sottopone. Schiavitù che vorremmo aggirare a suon di giustificazioni o di intestardimenti moraleggianti, quando in realtà sappiamo che viene solo dalla morte e resurrezione di Gesù.

Mentre ieri erano presi in considerazione gli aspetti procedenti dalla sensualità umana, oggi Gesù mira ad aspetti più “istituzionali”, che hanno a che fare con il giuramento, ossia con i fondamenti del diritto.

Siamo ad un bivio: o crediamo davvero che la salvezza ci viene dall’osservanza della Legge, di ogni legge, e che, quindi, è il nostro comportamento a garantircela oppure ci arrendiamo definitivamente alla logica della Grazia che viene da Gesù.

Non è tema secondario.

Nell’esperienza di Israele siamo portati a credere che il cuore del popolo eletto si fosse convertito a seguito delle piaghe d’Egitto e che, per questa conversione, Dio abbia concesso loro la liberazione.

Ma questo non lo dice affatto la Scrittura!

Dio libera Israele quando ancora era nel peccato. Ed è proprio la liberazione che mette Israele nelle condizioni di cambiare, poco a poco, il suo cuore.

Poco a poco e, praticamente, ogni volta. Perché capita, a tutti e spesso, di ricadere nelle stesse dinamiche di peccato e schiavitù.

O la salvezza viene, in ultima analisi, dai nostri meriti, oppure ce la regala Dio.

Da questo dipendono consolazione e desolazione: centriamo in noi stessi e intorno alle nostre dinamiche tutto il nostro cammino spirituale, o lo centriamo in Dio, nel Dio unico autore della vita?

 

 

Spunti di riflessione:

  • Nel mio agire quotidiano lascio sgorgare i miei sforzi dalla misericordia di Dio o inverto piuttosto il rapporto: ricevo misericordia perché mi sono ben comportato? È la conversione, in altri termini, che mi porta alla liberazione dal peccato o è esattamente il contrario: la liberazione gratuita e preventiva di Dio che mi porta alla sempre nuova conversione del cuore?