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Tempo di prova e di fioritura

Questi versetti, di rielaborazione chiaramente post-pasquale, con ogni probabilità, nascono all’interno di ciò che la comunità giovannea, che ha prodotto il quarto Vangelo, sta vivendo. Viene descritta, infatti, una situazione di persecuzione, affianco a un’altra in cui nuovi discepoli entrano a far parte della comunità stessa (“se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra”).
Tempo di prova, dunque, e di fioritura, insieme.
Di colpo, riappare il termine “servo”, dopo che soltanto nel testo di ieri Gesù aveva detto: “Non vi chiamo più servi ma amici”.
L’immagine del servo, probabilmente, torna ad essere usata a partire dalla relazione con il mondo. Mentre Gesù considera amici i discepoli, per il mondo loro resteranno come dei servi e degli emissari.
Ma voglio soffermarmi soltanto su un altro punto.
“… Ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia”. È un’espressione forte e fa pensare. Anche in questa circostanza, come altrove nei vangeli, saremmo portati a dire che esiste, nel modo di fare di Cristo, una certa arbitrarietà: perché alcuni sono chiamati e non altri? Secondo quale criteri sono stati “scelti”? E tutti gli altri?
Come è facile notare, qui c’è in ballo la questione delle scelte, dei processi che conducono ad una decisione.
Individuo, innanzitutto, tre passaggi nello scegliere: pensare, decidere e agire. Ogni processo di scelta, al mancare di uno di questi passaggi, risulta monco, inefficace, inutile, imprudente.
Ma, accanto a questa precisazione, sarebbe bene tornare ai racconti di vocazione contenuti nei vangeli. È, infatti, vero, che Gesù, già solo con il suo passare provoca, in quelli che avvicina, il desiderio di seguirlo. Ma è pure vero, come accade nel cap. 1 del vangelo di Giovanni, che alcuni prendono l’iniziativa e compiono, senza indugiare, il primo passo. Di altri, invece, se li guardiamo alla fine della storia terrena di Gesù, ci accorgiamo che l’averli coinvolti non è stato particolarmente vantaggioso.

In che senso, allora, è lui ad averci scelti?
Nella vita spirituale facciamo certamente esperienza del contrario: decidiamo noi di metterci in cammino, di scommetterci, di fare il primo passo. In questa logica, vocazione coincide con decisione.
C’è di più: il soggetto “nasce” proprio nell’atto della sua scelta. La creatura nuova viene fuori, quasi auto-generandosi, all’interno di un processo di decisione. Io sono ciò che decido di essere, inizio a vivere quando ho deciso che strada intraprendere.
Il soggetto, in ultima analisi non precede l’azione, ma è proprio l’azione che lo fa titolare della sua soggettività.
Ma, nel cammino, rileggendo la propria esperienza, il soggetto spirituale scopre come, in realtà, Dio lo abbia chiamato. E questo è accaduto secondo forme diverse. In nessuna di queste, però, manca un aspetto ecclesiale-comunitario.
Lo è nella decisione di farsi una famiglia (“State così bene insieme: perché non vi sposate?”, etc…) come all’interno di un processo di scelta per la vita religiosa (“sembri fatto per…”, “hai mai pensato di…”, etc…).
In qualche modo, all’interno di una storia, posto l’uomo innanzi alla realtà, nascono in lui dei segnali che è l’uomo stesso a raccogliere e a interpretare muovendosi, poi, possibilmente, in conseguenza a quanto raccolto e interpretato.
Un po’ come le frecce lungo il cammino di Santiago. Con la differenza che, se il soggetto vuole mal interpretare o indugiare può farlo. E questo, a volte, accade anche senza colpa da parte sua.
Ma, mentre cammini da pellegrino, percepisci che qualcuno ha sistemato quelle frecce prima che tu passassi. Che le cose, i segni della tua storia hanno una “loro” storia. E in questa storia inizi a percepire la cura speciale che Dio ha per te e per ciascuno.
È il carattere “all’imperfetto” delle manifestazioni di Dio.
Imperfetto non in ordine alla pienezza, ma in ordine al tempo: “Il Signore era lì e io non lo avevo visto, non lo avevo riconosciuto”.
È vero, quindi, che lui sceglie noi, ma è pur vero che questa “scoperta” rappresenta la fine di un processo e non il suo inizio: l’urgenza del primo passo è del soggetto e questo primo passo diventa oggetto di una vera e propria scommessa.

 

 

Spunti di riflessione:

  • Sento di stare attraversando un momento della vita in cui sono chiamato a pensare, decide e agire in vista di un obiettivo?
  • Sento come illuminarsi alcuni momenti particolari, alcuni “segni” nel cammino che mi indicano chi sono?
  • Mi sento pronto a scommettermi a partire da questi “segni”?