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Meditazione Sab 19 Dicembre

Meditazione Sab 19 Dicembre

Meditazione Sab 19 Dicembre 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Che cosa attendo davvero?

 

 

Luca 1, 5, 25
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

 

 

 

 

In questa terza settimana del Tempo di Avvento, ci facciamo accompagnare, per un’ultima volta, dall’icona che nella Terza Domenica d’Avvento mette a confronto due atteggiamenti di attesa: quello di Giovanni il Battista, che si è preparato alla venuta del Signore e lo ha riconosciuto; quello dei farisei, che, pur molto preparati alla venuta del Messia, non l’hanno riconosciuto in Gesù (Gv 1,6-8.19-28).

Il Vangelo ci propone la storia di Zaccaria ed Elisabetta, una coppia esemplare nella pratica della fede, nel culto e nel rigore morale.

Nonostante questi presupposti, progressivamente la sterilità si è impossessata della loro vita.

Il Vangelo li ritrae in una fase avanzata del loro cammino, mentre lo portano avanti con automatismo. Dicono di attendere la venuta del Messia e di prepararsi ad essa, ma in realtà sono sempre più disillusi, anche se non lo ammettono.

Il Signore, attraverso la genealogia e attraverso la nascita da Maria e Giuseppe, si è immerso in tutte le situazioni esistenziali, inclusa quella descritta da questa coppia.

La visita dell’angelo Gabriele è così bella e struggente che Zaccaria arriva a rifiutarsi di credere all’annuncio di speranza che gli viene rivolto, annuncio che riguardava proprio la sterilità che tormentava questa coppia. Le visite del Signore sono così belle che, a volte, arriviamo a non crederle possibili.

In che misura porto avanti la mia pratica di fede con automatismo?