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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Sab 19 Giugno

Meditazione Sab 19 Giugno

Meditazione Sab 19 Giugno 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Non preoccupatevi per il domani

 

Matteo 6, 24-34

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

 

Il Vangelo di oggi ci provoca, specialmente in un tempo in cui tutti siamo preoccupati per il domani.

Non preoccupatevi”, è il ritornello che Gesù ripete sei volte. Porre la vita nelle mani del Padre significa essere liberi dall’affanno. Ciò che ne garantisce il mantenimento è lui, che, come la dà, così la alimenta. L’ansia della previdenza cede il posto alla fiducia nella provvidenza.

Gesù non dice di non lavorare; dice di non fare del lavoro l’idolo che toglie il respiro: “Il lavoro è da fare, la preoccupazione da levare” (S. Girolamo). S. Ignazio da Loyola consiglia di agire come se tutto dipendesse da noi, sapendo però che tutto dipende da Dio.

È un atteggiamento che toglie l’ansia – tutto dipende da Dio!-, e mette in libero gioco le nostre capacità – tutto dipende da noi! Il fatto che tutto sia dono non è alibi all’impegno, ma antidoto alla preoccupazione.

La pre-occupazione assorbe energie utili per l’occupazione stessa, e toglie vita invece di mantenerla. Essa ci assale quando le cose da mezzo diventano fine; allora, invece di servirci, ci asservono, invece di comunicarci la vita filiale e fraterna, la uccidono.

La nostra fede in concreto è riposta o nel Padre che tutto dona, o nell’idolo che tutto esige.

Il Sabato tradizionalmente è il giorno dedicato alla Vergine e, pertanto, ci permette anche di verificare la nostra spiritualità mariana.

Un famoso canto mariano la definisce “irraggiungibile”, finendo con l’allontanarla dalla nostra vita e condizione, mentre il santo Papa Giovanni Paolo II la definiva come nostra compagna nel pellegrinaggio della vita.

In effetti, ciò che davvero distinse Maria da ogni altra madre non fu una condizione di privilegio, quasi a fare di lei una super donna. Tutto ciò che possiamo dire è, piuttosto, che nessuna carne umana fu, come la sua, legata a quella di Cristo. Di più: nell’incarnazione è la carne di Maria quella che Dio assunse venendo al mondo.

Da questo particolare storico, che ci viene consegnato dalla stessa Rivelazione, discende ogni altra affermazione possibile sulla Donna di Nazaret.

Maria è modello di umanità proprio in quanto donna, nella sua stessa carne ed esperienza storica. In questo senso è fortemente legata al mistero dell’Eucarestia: come lei portò in grembo Cristo, allo stesso modo anche noi, se viviamo pienamente la coincidenza con noi stessi, possiamo trasformarci in “tabernacoli con i piedi”, partecipando del Corpo di Cristo e portandolo così, nel mondo, ovunque andiamo.

Non è un aspetto di secondaria importanza: se lasciamo, solo per un attimo, da parte tutta quanta la logica del privilegio mariano, ciò che scopriamo di Maria è che fu autenticamente donna nell’esperienza della maternità, esperienza che l’uomo, il maschio, non può neppure condividere. Maria coincise, cioè, con se stessa fino alle estreme conseguenze. Non ci fu per Maria un piano pubblico della sua identità e un piano privato: così avrebbe voluto Giuseppe, se l’avesse davvero licenziata nel segreto. Affrontò piuttosto, davanti al mondo intero, l’incredibile vicenda della sua gravidanza con coraggio e determinazione. E anche la sua vita di credente fu autentica: di lei si ricorda anche il non comprendere le reazioni e i modi di fare del figlio.

C’è un particolare alla fine del vangelo di oggi che, però, risulta illuminante per la nostra vita di fede: Maria meditava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Intesseva, cioè, la trama delle cose che accadevano, comprese quelle che non comprendeva, in una storia autenticamente umana, fatta di carne e sangue.

Ci mostra, quindi, che è possibile anche nel nostro cuore intessere e coltivare, tra loro, gli eventi della vita mettendo in luce il passo di Cristo all’interno della nostra avventura di libertà. Ci dice che, proprio in quanto uomini possiamo farci mediatori del Verbo di Dio, della sua Parola in questo mondo. A patto che scegliamo di coincidere con noi stessi, nonostante o, meglio, all’interno, di tutte le nostre contraddizioni.

 

Spunti di riflessione:

  • Nella preghiera chiedo di trasformare le mie ansie e paure in fiducia e coraggio.
  • Mi chiedo: vivo nella piena coincidenza con me stesso, accogliendo nel mio cuore anche ciò che non comprendo e non accetto o rifuggo da quanto, nella mia vita, appare scomodo e insensato?