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Maria nostra compagna nel pellegrinaggio della vita

 

Il brano del Vangelo di oggi, giornata dedicata alla Vergine, ci permette di verificare la nostra spiritualità mariana, tanto spesso, e con ragione, messa in questione dai movimenti protestanti della Riforma. In effetti, non è inusuale intravedere nel culto mariano un doppione, quando non addirittura un superamento, della stessa devozione verso Cristo, pensato erroneamente come “solo Dio”, quindi, distante dalla condizione e dai problemi della vita umana.

Una delle conseguenze di questo modo di relazionarci con Maria, però, finisce con il comportare lo stesso rischio: in un famoso canto mariano, la intitoliamo “irraggiungibile”, finendo con l’allontanare anche lei dalla nostra vita e condizione, mentre il santo Papa Giovanni Paolo II la definiva come nostra compagna nel pellegrinaggio della vita.

In effetti, ciò che davvero distinse Maria da ogni altra madre non fu una condizione di privilegio, quasi a fare di lei una super donna. Tutto ciò che possiamo dire è, piuttosto, che nessuna carne umana fu, come la sua, legata a quella di Cristo. Di più: nell’incarnazione è la carne di Maria quella che Dio assunse venendo al mondo.

Da questo particolare storico, che ci viene consegnato dalla stessa Rivelazione, discende ogni altra affermazione possibile sulla Donna di Nazaret.

Maria è modello di umanità proprio in quanto donna, nella sua stessa carne ed esperienza storica. In questo senso è fortemente legata al mistero dell’Eucarestia: come lei portò in grembo Cristo, allo stesso modo anche noi, se viviamo pienamente la coincidenza con noi stessi, possiamo trasformarci in “tabernacoli con i piedi”, partecipando del Corpo di Cristo e portandolo così, nel mondo, ovunque andiamo.

Non è un aspetto di secondaria importanza: se lasciamo, solo per un attimo, da parte tutta quanta la logica del privilegio mariano, ciò che scopriamo di Maria è che fu autenticamente donna nell’esperienza della maternità, esperienza che l’uomo, il maschio, non può neppure condividere. Maria coincise, cioè, con se stessa fino alle estreme conseguenze. Non ci fu per Maria un piano pubblico della sua identità e un piano privato: così avrebbe voluto Giuseppe, se l’avesse davvero licenziata nel segreto. Affrontò piuttosto, davanti al mondo intero, l’incredibile vicenda della sua gravidanza con coraggio e determinazione. E anche la sua vita di credente fu autentica: di lei si ricorda anche il non comprendere le reazioni e i modi di fare del figlio.

C’è un particolare alla fine del vangelo di oggi che, però, risulta illuminante per la nostra vita di fede: Maria meditava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Intesseva, cioè, la trama delle cose che accadevano, comprese quelle che non comprendeva, in una storia autenticamente umana, fatta di carne e sangue.

Ci mostra, quindi, che è possibile anche nel nostro cuore intessere e coltivare, tra loro, gli eventi della vita mettendo in luce il passo di Cristo all’interno della nostra avventura di libertà. Ci dice che, proprio in quanto uomini possiamo farci mediatori del Verbo di Dio, della sua Parola in questo mondo. A patto che scegliamo di coincidere con noi stessi, nonostante o, meglio, all’interno, di tutte le nostre contraddizioni.

 

 

Spunti di riflessione:

  • Vivo nella piena coincidenza con me stesso, accogliendo nel mio cuore anche ciò che non comprendo e non accetto o rifuggo da quanto, nella mia vita, appare scomodo e insensato?