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Meditazione Sab 20 Marzo

Meditazione Sab 20 Marzo

Meditazione Sab 20 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Ciascuno tornò a casa sua

 

Giovanni 7, 40-53

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

 

 

 

Dopo la festa di San Giuseppe, santo del silenzio, nel Vangelo di oggi emerge la parola di Gesù, una parola che non lascia indifferenti se ascoltata: attira e sconvolge, fa gioire ma è anche tremenda tanto da scatenare ira e violenza. Per questo con l’acclamazione al vangelo di oggi vogliamo chiedere: «Beati coloro che custodiscono la parola di Dio con cuore integro e buono e producono frutto con perseveranza».

I primi capitoli del vangelo di Giovanni sono centrati sul tema della sete e dell’acqua viva: Gesù! La sua Parola è acqua che disseta chi ha l’umiltà di abbeverarsi ad essa.

L’episodio che contempliamo oggi si svolge nell’ultimo giorno della grande festa, la festa delle Capanne, quando si festeggia il raccolto soprattutto del vino: tutto è frutto donato dal Creatore al popolo e quindi la festa dell’alleanza tra Dio e l’umanità.

È l’ultimo giorno di questa festa, per Giovanni l’ultimo giorno significa il giorno della salvezza, il creato riceve l’intervento divino per essere redento.

Il tema dell’ultimo giorno come intervento di Dio a favore dell’uomo e della donna giusti è evidenziato sia dalla prima lettura che dal salmo: «Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio: salvami da chi mi perseguita e liberami», un appello di urgenza, infatti nei versetti che precedono quanto nel vangelo ci è proposto oggi, Gesù invita: «Se qualcuno ha sete venga a me e beva» (Gv 7,37b).

L’invito di Gesù appunto affascina e fa arrabbiare. Molti rimangono affascinati, la folla lo intende come un profeta e altri come il Cristo, mentre i capi lo rifiutano. La folla sente che i loro cuori si dissetano alla sua Parola, i capi hanno un cuore di pietra che rifiuta ogni sostegno!

La folla vede che le parole di Gesù realizzano quanto affermano, anche se i segni (miracoli) nel vangelo di Giovanni sono pochi, le parole di Gesù intercettano i desideri del cuore delle donne e degli uomini che lo ascoltano, sentono che Gesù porta una notizia nuova, la Buona Notizia, è vicino alla gente semplice. Ma questa vicinanza è la minaccia per i capi: come può un re essere senza potenza? Come può un re essere alla portata di tutti? Come può un re definirsi acqua?

Ovviamente le argomentazioni si fanno ragionate: quante volte intuiamo cosa siamo chiamati a fare con il cuore e sono due ragionamenti dotti a bloccare la vita? È proprio il caso che avviene: Davide il re era della Giudea, e quindi la discendenza di Davide deve essere della Giudea e non della Galilea! I fatti sono messi in discussione dalle teorie, in questo l’umanità ha del perverso, riesce a deviare lo sguardo convincendosi che il mondo non è come appare!

Gesù in tutto questo non si oppone, sa che il porsi domande è l’unico modo di cominciare a discernere, lascia che la discussione si sviluppi, soprattutto sa che il Padre lo custodisce anche se la violenza dell’uomo non può essere bloccata, ma come dice il profeta Geremia nella prima lettura: «Il Signore me lo ha manifestato e io l’ho saputo; mi ha fatto vedere i loro intrighi. E io, come un agnello mansueto che viene portato al macello», così Gesù sa che dovrà passare attraverso la strada di molti profeti che prima di Lui hanno testimoniato la volontà di Dio.

È interessante che mentre i capi chiamano le guardie perché è un galileo e non un giudeo, la gente lo ascolta e per le parole che dice lo accolgono! È suggestivo, come spesso avviene anche per noi, che facciamo tanti ragionamenti ma non ascoltiamo cosa Dio ha da dirci, e intanto ci inventiamo di tutto pur di non ascoltarlo!

Persino dopo che Nicodemo ha parlato, e Nicodemo era capo dei farisei e parlava il linguaggio dei capi, i capi continuano a non ascoltare! Tutto è guidato dal rifiuto: perché cambiare le mie abitudini? Perché dover stare in silenzio con Dio? Perché mettermi ad ascoltare la Parola se ho già molti esegeti che me la spiegano ogni giorno?

Tutte queste domande sono al cuore dei capi, sono al cuore nostro, la Parola di Gesù muove tutto questo, ma noi possiamo non ascoltare!

È importante che il vangelo termina con: «e andarono ciascuno a casa sua», come ricorderete il vangelo di Giovanni, dopo il prologo comincia con il Battista che invia i suoi discepoli da Gesù, e Gesù li invita a casa sua. Gesù unisce, mentre il non ascoltare riporta ognuno alle proprie abitudini, divide la comunità, ci rende soli: ognuno a casa sua.

La grazia da chiedere oggi è di sentire le nostre resistenze alla parola di Dio e chiedere il dono dell’umiltà! Sia la misericordia di Dio a guidare i nostri cuori.