• Tel: 06 697001 (centralino)

  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Sab 26 Dicembre

Meditazione Sab 26 Dicembre

Meditazione Sab 26 Dicembre 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Ecco, contemplo i cieli aperti

 

 

Atti 6, 8-12, 7, 54-60
In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al Sinedrio.
Tutti quelli che sedevano nel Sinedrio, [udendo le sue parole,] erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì

 

 

 

 

Tra le feste che per prime esplicitano il Mistero Redentore unico di Cristo, all’infuori del ciclo pasquale, c’è la festa del Natale-Epifania. Nel tempo che intercorre tra questi due grandi momenti dell’Incarnazione del Verbo, la Chiesa riflette e celebra gli eventi principali della testimonianza, dei racconti dell’Infanzia e del discepolato sulla sequela di Cristo.

I primi tre giorni dell’“Ottava di Natale” la Liturgia ci presentano la testimonianza data da alcune figure della Chiesa delle origini. Oggi viene sottoposta alla nostra attenzione quella del primo martire: Santo Stefano. La storia della sua vita è nota solo grazie alla narrazione fatta dal libro degli Atti degli Apostoli (capp 6-7) che ci permette di ricostruire alcuni tratti della sua personalità, come primo testimone fino al dono della vita per Cristo. È l’esponente più autorevole del gruppo dei sette diaconi, istituiti dagli Apostoli ed incaricati del servizio dei poveri.

Il suo impegno suscita il risentimento di un gruppo di ebrei e durante un tumulto lo trascinano davanti al Sinedrio. Stupendo il discorso da lui espresso e riportato dagli Atti degli Apostoli (7,5-53) che è una vera professione di fede in Gesù Cristo, che suscita la violenza omicida dei presenti. Il modello del martirio di Stefano è lo stesso che ci viene narrato nella Passione di Gesù.

Il discepolo viene processato attraverso la falsa testimonianza di alcuni presenti, egli raccomanda il suo spirito al Signore, perdona ai propri uccisori.

Saulo poi diventato Paolo di Tarso è il testimone della sua lapidazione e ne raccoglierà l’eredità spirituale, diventando il Dottore e l’Apostolo delle genti.

Nel Vangelo odierno, il Signore afferma: “sarete odiati a causa del mio nome”.

Spesso persone non cristiane o che hanno una fede molto tiepida, ci chiedono se una fede come il cristianesimo, per suscitare fiducia in Cristo e nei suoi discepoli, non dovrebbe essere più accessibile e piacevole?

Il vangelo di oggi e la testimonianza di Stefano, ci indicano che vivere il Natale di Cristo, nella nostra quotidianità, non significa riposare nella comodità o essere dei pantofolai, ma molto spesso richiede di essere esposti al rischio.

Frequentemente noi preferiamo vivere in modo piacevole, anche se la nostra vita è vuota, senza alcun senso, e priva di valori, piuttosto che lottare ed impegnarsi per una Persona che ha rivoluzionato la storia. Preferiamo stare a distanza, anziché accogliere l’invito di Qualcuno che ci ha scelti ed amati.

Se ignoriamo l’affermazione di Gesù, espressa nel Vangelo di oggi: “a causa del mio nome”, tutte le nostre difficoltà e sofferenze della vita non trovano né significato né alcun valore.

Stefano ha affrontato le accuse, rispondendo “nel Suo Nome”. Se faremo questo potremo con ogni probabilità essere derisi, accusati, odiati, stimati gente da poco, essere abbandonati da amici cari, dai familiari, ma la gioia, la serenità che si trasmette agli altri, non ci abbandonerà. Chissà se non troveremo un altro Saulo che raccoglierà la nostra testimonianza spirituale, diventando lui stesso apostolo delle genti.

Stefano ci lascia una sola domanda: per essere veramente testimone di Cristo, so perdonare nel cuore e con la bocca?