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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Sab 27 Febbraio

Meditazione Sab 27 Febbraio

Meditazione Sab 27 Febbraio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

La vita è l’arte dell’incontro

 

 

Matteo 5, 43-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

 

Il Vangelo di oggi segue nei versetti quello di ieri, proponendo una nuova antitesi: Gesù ci invita a riflettere sul “di più” che è oltre il prossimo, ovvero sul rapporto con colui che ci è antagonista: il nemico!

Il fine a cui il cristiano si orienta è essere figli nel Figlio (v. 45) per diventare figli di Dio. Essere figli significa ereditare il suo modo di essere con Dio attraverso lo Spirito Santo: co-creatori e co-salvatori.

Come si diceva nel commento di ieri, Gesù ci sta indicando il completamento della legge, della Torah; attraverso la sua vita, Gesù ce ne indica la pienezza in parole e opere!

Molte nostre relazioni sono orientate dal buon senso, dal rispetto reciproco, da rapporti di non belligeranza. Viviamo la nostra fede dentro una ampia gamma di vissuti: amore, amicizia, affetto, equilibrio, buona educazione…L’arco vissuto va dalla passione per, alla solidarietà, al rispetto: il Signore ci invita qui ad ampliare la nostra speranza e quindi di osare.

La storia della Chiesa primitiva fino a quella contemporanea racconta di una diffusione della fede, di annuncio della Buona Notizia, uscendo e osando oltre lo schema della famiglia, del clan, della specie, della razza. Anzi, quando la Chiesa si è accomodata in gruppi elitari e comodità societarie è stata scossa da crisi di senso spesso denunciate da grandi santi come Francesco d’Assisi o Teresa di Calcutta. Proprio le parole di Papa Francesco all’Angelus dell’8 luglio del 2018 ricordando Santa Teresa di Calcutta, evidenziano la crisi che Teresa ha saputo denunciare: «la mancanza di fede è un ostacolo alla grazia di Dio. Molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse: si ripetono i gesti e i segni della fede, ma ad essi non corrisponde una reale adesione alla persona di Gesù e al suo Vangelo. Ogni cristiano – tutti noi, ognuno di noi -, è chiamato ad approfondire questa appartenenza fondamentale, cercando di testimoniarla con una coerente condotta di vita, il cui filo conduttore sempre sarà la carità».

La carità a cui siamo chiamati è il tema del Vangelo di oggi a partire dalla regola del Levitico: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico» (Mt 5,43). Essendo un comandamento è evidentemente un sentimento non scontato e spesso soprasseduto, del resto sappiamo bene che non è facile amare chi ci è vicino e più che vicino, prossimo! La Torah, la legge, intercetta il desiderio di ogni uomo e donna di essere rispettato, considerato e addirittura amato! Lo norma, lo richiede, fa sì che ogni uomo e donna lo tenga presente nel proprio agire.

La nostra esperienza ci dice però che i meccanismi, i contratti, gli impegni se non animati da testimoni consapevoli, diventano minimalisti, un fare senza vita, appunto: «si ripetono i gesti e i segni della fede, ma ad essi non corrisponde una reale adesione…». Questa vacuità del senso è denunciata da Gesù nel Vangelo: «Ma io vi dico: Amate i vostri nemici. Pregate per i vostri persecutori» (Mt 5,44). Siamo di fronte all’eccesso, parola che è intimamente collegata alla carità e alla gratuità!

L’amore di cui parla Gesù è un amore oblativo che mira a promuovere l’altro, il tema è quello dell’essere figli nel Figlio: un amore prima di tutto ricevuto e poi distribuito. La testimonianza di Gesù ci raggiunge ancora oggi attraverso questo suo perdono senza condizioni! Non ci raggiunge perché è un amore ingenuo: il male è male! Ma proprio perché Gesù ha amato anche in questa condizione, assumendo la condizione di servo di tutti e quindi umiliandosi (Cf. Fil 2,6-11).

La carità è quindi più che eccesso, abbondanza: è sovrabbondanza consapevole; perché «laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Rm 5,20).

Chi ama davvero compie la legge e la colma: questa è la “grammatica” del Regno, senza la quale nel Regno siamo incapaci di intendere e volere e quindi di entrare nel Regno stesso (Cf. Mt 5,20), infatti il Padre non esclude nessuno, siamo tutti invitati!

Gesù ci chiama alla perfezione del Padre, anche qui colmando e sovrabbondando rispetto alla regola dell’Antico Testamento: «Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo» (Lv 19, 2)!

La perfezione del Padre è vissuta dall’uomo e la donna attraverso la carità che agiamo; possiamo essere testimoni di quanto questo agire non solo crea giustizia, ma di più: salva! Si! L’umanità può non solo co-creare ma anche co-salvare attraverso la carità: eccola la perfezione! Come ricorda Papa Benedetto XVI nella “Caritas in veritate” al numero 6:

«La “città dell’uomo” non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione. La carità manifesta sempre anche nelle relazioni umane l’amore di Dio, essa dà valore teologale e salvifico a ogni impegno di giustizia nel mondo».

Che passo in avanti oggi possiamo fare affinché la carità ci renda figli?